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COMUNE DI FAENZA

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Regolamento di igiene, sanità pubblica e veterinaria

Titolo I Disposizioni generali in materia di igiene, sanità pubblica e tutela ambientale
Capitolo 1 Disposizioni generali
Art. 1 Regolamento comunale di igiene e di sanità pubblica veterinaria
Art. 2 Validità
Art. 3 Deroghe e modifiche
Art. 4 Violazioni
Art. 5 Sanzioni
Art. 6 Abrogazione norme precedenti
Art. 7 Autorità sanitaria locale "provvedimenti - competenza"
Art. 8 Compiti dei Servizi del Dipartimento di Prevenzione dell’A.USL e dell’ARPA
Art. 9 Supporti propri e ausiliari dell’Autorità sanitaria locale
Capitolo 2 Profilassi delle malattie infettive e parassitarie
Art. 10 Compiti del Comune
Art. 11 Compiti dell’Azienda Unità Sanitaria Locale
Art. 12 Denuncia delle malattie infettive e diffusive
Art. 13 Denuncia di manifestazioni epidemiche o di malattie sessualmente trasmesse M.S.T.
Art. 14 Disinfezione degli ambienti di vita
Art. 15 Lotta agli insetti nocivi e molesti - disinfestazione e derattizzazione
Art. 16 Profilassi delle malattie nei viaggiatori internazionali
Art. 17 Vaccinazioni
Art. 18 Vaccinazioni, malattie infettive e frequenza in collettività
Art. 19 Profilassi delle malattie trasmissibili con sangue e liquidi biologici
Art. 20 Profilassi delle infezioni trasmissibili nelle attività di barbiere, parrucchiere, estetista
Capitolo 3 Vigilanza sulle attività sanitarie
Art. 21 Vigilanza sulle attività sanitarie
Art. 22 Studi professionali medici e ambulatori medici
Art. 23 Requisiti strutturali degli studi professionali medici
Art. 24 Studi professionali veterinari, ambulatori veterinari
Art. 25 Procedure per l’autorizzazione degli ambulatori veterinari
Art. 26 Requisiti
Art. 27 Cliniche veterinarie private - case di cura veterinarie - ospedali veterinari (definizione, requisiti, autorizzazioni)
Art. 28 Laboratori veterinari di analisi

 

TITOLO I

DISPOSIZIONI GENERALI IN MATERIA DI IGIENE, SANITÀ PUBBLICA E TUTELA AMBIENTALE

 
Capitolo 1. - Disposizioni generali
 
Art. 1 REGOLAMENTO COMUNALE DI IGIENE E DI SANITÀ PUBBLICA VETERINARIA
Il Regolamento Comunale di igiene e di sanità pubblica veterinaria, adottato ai sensi degli artt. 218 e 344 del T.U.LL.SS., detta norme integrative e complementari alla legislazione nazionale e regionale, adeguando le disposizioni generali alle particolari condizioni locali.
La verifica di conformità alle norme del presente Regolamento è effettuata ordinariamente dai tecnici del dipartimento prevenzione dell’A.U.s.l. e dell’ARPA.
Art. 2 VALIDITA'
Il Regolamento Comunale di igiene ed ogni successiva modifica ed aggiornamento entrano in vigore una volta divenuta esecutiva la relativa deliberazione, ed hanno effetto immediato per tutte le situazioni, eventi ed atti di nuova presentazione. Per l’adeguamento delle situazioni esistenti, in caso di interventi di ristrutturazione, si fa riferimento a quanto indicato negli articoli successivi.
Art. 3 DEROGHE E MODIFICHE
Il competente Dirigente può ammettere deroghe al rispetto dei requisiti prescrittivi previsti dal presente Regolamento.
La richiesta di deroga deve essere giustificata dalla necessità di individuare problematiche, da soluzioni alternative, per garantire la sussistenza dei requisiti igienico-sanitari che la natura dell’attività da intraprendere o da ampliare richiede.
Le deroghe sono concesse previo parere obbligatorio e non vincolante dei Servizi del Dipartimento di Prevenzione dell’A.Usl e dell’ARPA, secondo le rispettive competenze.
La richiesta di deroga deve quindi essere presentata al Sindaco da parte dell’interessato già corredata del parere suddetto.
La previsione derogatoria generale del presente articolo ha comunque portata residuale rispetto alle eventuali deroghe previste da normative speciali di settore.
Nell’ambito delle zone omogenee A (centro storico) obiettivo prioritario, senza necessità di attuare procedure di deroga, è quello di favorire l’utilizzo completo del centro storico, nel rispetto delle finalità di conservazione delle caratteristiche degli immobili.
A tal fine, limitatamente alle zone omogenee A (centro storico), nel rispetto di quanto previsto dalla normativa nazionale e regionale, potranno essere individuate soluzioni e parametri diversi da quelli stabiliti dal presente regolamento, che tengano conto sia delle esigenze igienico-sanitarie ed ambientali, che delle condizioni tecniche e di fattibilità in relazione alle specificità connesse all’ubicazione degli immobili.
Pertanto gli interventi relativi alle zone omogenee A (centro storico) non sono soggetti alla disciplina risultante dal presente regolamento in materia di soluzioni, parametri, criteri, standard alla quale potrà peraltro farsi riferimento, quale elemento orientativo, in sede di adozione dei provvedimenti riguardanti le singole fattispecie, in vista degli obiettivi e delle finalità prioritariamente perseguiti in quanto rispondenti all’interesse pubblico nell’ambito di tale zona omogenea.
In casi particolari e indipendentemente dalla zona la richiesta di deroga può essere motivata con l’adozione da parte del richiedente di particolari tecnologie e strumentazioni finalizzate a ottemperare, comunque, ai principi e ai requisiti individuati dai Regolamenti CE 852/2004 e 853/2004.
Art. 4 VIOLAZIONI
Le violazioni di carattere igienico alle prescrizioni del presente Regolamento, fatte salve quelle di carattere penale e quelle per le quali sono specificamente previste sanzioni diverse da norme di legge o di regolamento ovvero da altri articoli del presente regolamento, sono punite con la sanzione amministrativa da L. 200.000 (pari a € 103,29) a L. 1.000.000 (pari a € 516,46).
L’accertamento, la contestazione e la definizione delle infrazioni amministrative, o la opposizione agli atti esecutivi, sono regolamentate in via generale, dalla normativa vigente.
Art. 5 SANZIONI
I proventi delle sanzioni amministrative spettano all’Azienda Usl..
Le somme di denaro pagate a titolo di sanzione amministrativa, vengono esatte dal Comune.
Quando per l’accertamento della violazione vengono eseguite analisi, gli oneri delle stesse, a carico del contravventore, spettano al soggetto esecutore.
Art. 6 ABROGAZIONE NORME PRECEDENTI
Il presente Regolamento abroga il precedente Regolamento comunale di Igiene, adottato dal Consiglio comunale e le norme, successive, di adeguamento nonché le disposizioni, dettate da altri regolamenti comunali precedenti, incompatibili od in contrasto con le disposizioni qui contenute.
Art. 7 AUTORITA' SANITARIA LOCALE
Ai fini dell'applicazione dei regolamenti (CE) 852/2004, 853/2004, 854/2004 e 882/2004, e successive modificazioni, per le materie disciplinate dalla normativa abrogata dall’art.3 del D.Lgs 193/2007 (materie attinenti alla sicurezza alimentare), le Autorità competenti sono il Ministero della salute, la Regione e l’Azienda unità sanitaria locale nell'ambito delle rispettive competenze. Il Sindaco permane autorità sanitaria locale per le restanti materie disciplinate dal presente Regolamento, nonché in tutti i casi di deroghe previste dall’art. 3 del Regolamento.
Per tale attività si avvale dei Servizi del Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Usl e dell’ARPA, intesi quali organi consultivi e propositivi in materia igienico-sanitaria e ambientale secondo le rispettive competenze come previsto dalla L.R. 44/95, ai quali può avanzare richieste e commissionare indagini.
Ogni qualvolta il Sindaco, anche su indicazione dei servizi territoriali o su segnalazione di altri uffici o enti, di associazioni o di cittadini venga a conoscenza della esistenza o della insorgenza di situazioni antigieniche, malsane, a rischio o irregolari nel campo di applicazione del presente regolamento, può richiedere l’intervento immediato dei sopracitati Servizi, per verifiche, accertamenti o formulazioni di proposte inerenti il caso.

“PROVVEDIMENTI - COMPETENZA”
Nelle materie disciplinate dal presente regolamento, per l’adozione dei provvedimenti ordinatori è competente il Sindaco:
- quando si tratta di ordinanze contingibili ed urgenti;
- quando si tratta di ordinane emesse in materie attribuite al Sindaco in funzione di Ufficiale del Governo.
Fuori dai casi previsti al comma precedente, per le ordinanze che configurano attività gestionali è competente il Dirigente.
Anche per le audizioni ed il contraddittorio con gli interessati, nell’ambito del procedimento contravvenzionale, la competenza si intende attribuita secondo i criteri precisati dal presente articolo.
Nelle materie disciplinate dal presente regolamento per i provvedimenti autorizzatori (autorizzazioni, licenze, concessioni e simili), il cui rilascio presupponga accertamenti e valutazioni, anche di natura discrezionale, nel rispetto dei criteri determinati dalla legge, dai regolamenti e da atti generali di indirizzo, è competente il Dirigente.
Art. 8 COMPITI DEI SERVIZI DEL DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE DELL’A.USL E DELL’ARPA
I servizi del Dipartimento di Prevenzione e dell’ARPA sono tenuti, ciascuno per le proprie competenze, al preciso e puntuale adempimento dei compiti seguenti:
a) devono riferire all’Autorità sanitaria locale su tutto quanto abbia connessione o incidenza con la tutela della pubblica salute o costituisca situazione di emergenza, rischio o pericolo nel campo della sanità e della tutela ambientale;
b) curano l’istruttoria tecnica degli atti indicati al precedente art. 7 del presente regolamento;
c) effettuano la vigilanza e il controllo sull’attuazione dei provvedimenti del Sindaco;
d) in ogni caso assicurano l’assistenza tecnica e la consulenza necessaria al Sindaco in materia di igiene, sanità e tutela ambientale.
Art. 9 SUPPORTI PROPRI E AUSILIARI DELL’AUTORITÀ SANITARIA LOCALE
Di fronte a particolari situazioni di emergenza e urgenza superiori alla capacità operativa dei servizi dell’Azienda Usl o dell’ARPA, il Sindaco può avvalersi dei propri uffici tecnici e di polizia, coordinati funzionalmente dai Servizi sopracitati.
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Capitolo 2. - Profilassi delle malattie infettive e parassitarie
Art. 10 COMPITI DEL COMUNE
In materia di profilassi delle malattie infettive e diffusive il Sindaco ha il compito di disporre accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori, su richiesta del Dipartimento di Prevenzione dell'Azienda Usl, nonché di emettere ordinanze contingibili e urgenti.
Art. 11 COMPITI DELL'AZIENDA UNITÀ SANITARIA LOCALE
Spetta all'Azienda Usl provvedere alla profilassi della malattie infettive e diffusive attraverso l'adozione delle misure idonee e prevenirne l'insorgenza.
In questo ambito l'Azienda Usl provvede:
1) a raccogliere le denuncie obbligatorie di malattie infettive;
2) ad attuare i provvedimenti di profilassi generica e specifica.
Art. 12 DENUNCIA DELLE MALATTIE INFETTIVE E DIFFUSIVE
Ogni medico che nell'esercizio della professione venga a conoscenza di un caso di malattia infettiva e diffusiva o sospetta di esserlo deve notificarlo al Servizio Igiene e sanità pubblica della Azienda Usl.
Le modalità ed i tempi della segnalazione sono definiti dal D.M. 15.12.90 ed eventuali successive modificazioni.
Per quanto riguarda la notifica dei casi di AIDS si fa riferimento al D.M. 28.11.1986 ed alle Circolari Ministeriali n.5 del 12.02.1987 e n. 14 del 13.02.1988.
Art. 13 DENUNCIA DI MANIFESTAZIONI EPIDEMICHE O DI MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE M.S.T.
È fatto obbligo ai medici di denunciare al Servizio Igiene e sanità pubblica, nel più breve tempo possibile, qualunque manifestazione di malattia infettiva non compresa nell'elenco di cui al D.M. 15.12.1990, che per la natura e per il numero di casi constatati possa costituire pericolo di diffusione epidemica.
Ogni medico che constata un caso di malattia venerea deve darne notizia immediata al Servizio Igiene e sanità pubblica dell'Azienda Usl, ai sensi dell'art. 5 della Legge 25.7.1956 n.837, segnalando le informazioni assunte circa la fonte del contagio e comunicando il sesso, l'età ed il Comune di residenza del malato, esclusa ogni altra indicazione sulla sua identità.
Art. 14 DISINFEZIONE DEGLI AMBIENTI DI VITA
Spetta al Comune provvedere a tutte le operazioni di disinfezione e disinfestazione che si rendano necessarie a tutela della salute pubblica.
Gli interventi vengono effettuati su indicazione del Servizio Igiene e sanità pubblica dell'Azienda Usl a cui spetta anche la valutazione sull'idoneità dei prodotti da utilizzare e sul tipo di intervento.
Gli interventi disposti d'ufficio, ad eccezione di quelli originati da atti od omissioni di accertata responsabilità, sono a carico del Comune.
Art. 15 LOTTA AGLI INSETTI NOCIVI E MOLESTI - DISINFESTAZIONE E DERATTIZZAZIONE
La salvaguardia dell'igiene del suolo è indispensabile allo scopo di prevenire il formarsi di focolai di zanzare o di altri insetti nocivi e molesti e di rendere più agevole ed efficace la lotta contro topi, ratti ed insetti.
È vietato lo scarico ed il deposito di immondizie sul suolo pubblico e privato.
Gli accumuli di pollina in pieno campo, in attesa di spandimento, devono essere adeguatamente coperti con telo impermeabile per evitare lo sviluppo di mosche.
I cortili, i terreni scoperti e le aree fabbricabili nei centri abitati devono essere tenuti sgombri a cura dei proprietari o conduttori, da erbacce, sterpi e rifiuti di ogni genere ed opportunamente recintati in modo da impedire lo scarico di immondizie e di altri rifiuti.
Presso le officine di riparazione e qualsiasi punto di deposito, rigenerazione e commercio di pneumatici deve essere evitato l'accatastamento all'esterno dei pneumatici stessi.
Nei casi in cui ciò non sia possibile, occorre comunque proteggere i pneumatici dalle intemperie per impedire la raccolta di acqua al loro interno.
Non è di norma consentito utilizzare pneumatici come zavorre per teli plastici o per altra funzione che richieda la loro esposizione all'aperto; qualora tale uso non sia evitabile, i pneumatici devono essere dotati di fori di diametro tale da impedire il ristagno in essi di acqua piovana.
In tutti gli esercizi e depositi dove si trovano, a qualunque titolo, prodotti alimentari e bevande, in tutti gli stabilimenti dove si lavorano prodotti organici suscettibili di attirare gli insetti, nei depositi e nelle raccolte di materiale putrescibile e simili, nei luoghi ove sono depositati i rifiuti delle abitazioni rurali, nelle stalle ed in altri ricoveri per animali, devono essere attuate, a cura dei proprietari o dei conduttori, misure contro le mosche secondo metodi e mezzi efficaci.
Per quanto riguarda gli insetti pronubi (insetti impollinatori) si fa riferimento alla normativa vigente.
Qualora nel territorio comunale si evidenzino problematiche igienico-sanitarie causate da ratti, topi, o insetti nocivi e molesti di entità tale da costituire, a giudizio dei Servizi del Dipartimento di Prevenzione dell'Azienda Usl, un pericolo per la salute pubblica, il Sindaco con provvedimento contingibile ed urgente ordina i necessari interventi di derattizzazione o disinfestazione e di bonifica ambientale, su parere degli stessi Servizi.
In caso di inottemperanza all’ordine impartito a persone determinate - ai sensi del comma precedente - il Sindaco può provvedere d’ufficio, a spese degli interessati.
Art. 16 PROFILASSI DELLE MALATTIE NEI VIAGGIATORI INTERNAZIONALI
L'Azienda Usl tramite il Servizio Igiene e sanità pubblica provvede a fornire gratuitamente indicazioni di profilassi ed educazione sanitaria alle persone che per qualsiasi motivo si rechino all'estero.
Art. 17 VACCINAZIONI
L'Azienda Usl provvede alla effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie o facoltative tramite il Servizio Igiene e Sanità pubblica ed il Servizio Pediatria di comunità.
Agli stessi servizi il cittadino può rivolgersi per richiedere informazioni e/o certificazioni relativamente al proprio stato vaccinale.
Le vaccinazioni obbligatorie sono gratuite.
Possono essere esentati dalle vaccinazioni obbligatorie coloro che, su proposta del medico curante, a giudizio dei Servizi dell'Azienda Usl interessati, siano in condizioni fisiche tali da non potervi essere sottoposti senza rischio.
Tutti i medici che a qualsiasi titolo effettuino vaccinazioni obbligatorie o facoltative devono darne comunicazione per iscritto al Servizio Igiene e sanità pubblica, indicando il nominativo, la data di nascita e la residenza del soggetto vaccinato, il nome commerciale del vaccino utilizzato, la ditta produttrice, il numero di serie, il lotto, il controllo di stato, la data di preparazione e di scadenza e la data di somministrazione.
Art. 18 VACCINAZIONI, MALATTIE INFETTIVE E FREQUENZA IN COLLETTIVITA'
Nessun minore può essere ammesso a frequentare l'asilo nido, la scuola materna, la scuola dell'obbligo e altre collettività se non dimostra con apposito certificato di aver ottemperato agli obblighi vaccinali previsti dalla legge.
La certificazione relativa deve essere conservata tra gli atti di ufficio.
I direttori di scuole, istituti, stabilimenti e altre collettività che accolgono minori sono responsabili dell'osservanza di detta norma.
Il Sindaco in qualità di Autorità sanitaria locale formalizza le norme di riammissione nelle collettività scolastiche e pedagogiche per i bambini ed il personale affetti da malattie infettive e diffusive, su proposta del Servizio Igiene e sanità pubblica e del Servizio Pediatria di comunità dell’Azienda Usl.
Art. 19 PROFILASSI DELLE MALATTIE TRASMISSIBILI CON SANGUE E LIQUIDI BIOLOGICI
In tutte le strutture sanitarie e assistenziali pubbliche e private devono essere scrupolosamente applicate le norme individuate dal D.M. 28/9/90, che consentono un'efficace protezione nei confronti dei virus trasmissibili con sangue e liquidi biologici infetti.
Quando si eseguono manovre che possono comportare il contatto con sangue o liquidi biologici gli operatori devono sempre adottare le cosiddette "precauzioni universali": lavaggio delle mani, uso di misure di barriera (guanti, mascherine, occhiali, abbigliamento adeguato), smaltimento di aghi e strumenti taglienti in appositi contenitori resistenti.
Per ridurre il rischio di infezioni crociate (da paziente a operatore, da operatore a paziente, da paziente a paziente) il comportamento degli operatori deve essere uniformato mediante l'adozione di protocolli formalizzati, con standardizzazione delle procedure.
Deve essere privilegiato l'utilizzo di strumenti e materiale monouso.
Gli articoli "critici" (attrezzature e strumenti che vengono a contatto con cute e mucose non integre o che vengono introdotti nell'organismo) e gli articoli "semi critici" (attrezzature e strumenti che vengono a contatto con cute e mucose integre) dopo l'uso devono essere sottoposti a sterilizzazione mediante autoclave, previa decontaminazione e detersione.
I materiali non trattabili con il calore e non disponibili in monouso che necessitano di sterilizzazione devono essere sottoposti a trattamento con glutaraldeide al 2% per 10 ore: l'utilizzo di tale procedura deve essere preventivamente concordato con il Servizio Igiene e sanità pubblica dell'Azienda Usl.
Gli articoli "non critici" (superfici o attrezzature che non entrano in contatto con i tessuti) devono essere sottoposti a disinfezione di livello intermedio, ottenibile con l'utilizzo di prodotti a base di cloro.
Per le superfici è preferibile prevenire la contaminazione applicando telini, guaine o pellicole protettive: si tratta di una procedura d'obbligo in ambito odontoiatrico, dove l'uso di strumenti rotanti ad alta velocità genera nell'ambiente aerosol potenzialmente infetti.
Art. 20 PROFILASSI DELLE INFEZIONI TRASMISSIBILI NELLE ATTIVITÀ DI BARBIERE, PARRUCCHIERE, ESTETISTA
Nell'esercizio delle attività di barbiere, parrucchiere, estetista e affini deve essere privilegiato l'utilizzo di materiali e strumenti monouso, i quali dopo l'utilizzo devono essere riposti per lo smaltimento in contenitori rigidi a perdere.
Le lame per rasoio a qualunque uso siano dirette devono essere rigorosamente monouso.
Le forbici utilizzate per il taglio dei capelli necessitano delle normali operazioni di pulizia e periodici trattamenti di disinfezione.
Gli aghi e strumenti taglienti non monouso che vengano a contatto con superfici cutanee integre o lese, dopo l’utilizzo devono essere immersi in una soluzione disinfettante, lavati con abbondante acqua corrente e successivamente sterilizzati con mezzi fisici, preferibilmente utilizzando autoclave od, in alternativa, stufa a secco secondo le indicazioni d’uso delle apparecchiature.
È indispensabile disporre di una quantità di strumenti tale da poterli avvicendare tra un cliente e l'altro e rendere possibile l'effettuazione di un adeguato ciclo di sterilizzazione.
In caso di ferite accidentali dei clienti devono essere utilizzati esclusivamente creme o gel emostatici in tubo.
Disinfettanti e loro concentrazione indicati per la disinfezione di alto livello
Disinfettanti Concentrazione Tempo di contatto
Cloroderivati >0,5% 30’
Glutaraldeide 2% 30’

La tossicità della glutaraldeide richiede particolari precauzioni d’uso, quali l’adozione di cappa aspirante. E’ opportuno l’uso di guanti di vinile, latex o gomma secondo i diversi utilizzi, a salvaguardia dell’operatore stesso durante le manovre di disinfezione e pulizia.
Qualora questi strumenti siano termolabili, devono essere sottoposti dopo l’uso a disinfezione ad alto livello. E’ necessario assicurarsi che gli strumenti siano stati adeguatamente puliti e che l’attività e la concentrazione dei disinfettanti garantiscano l’efficacia del procedimento.
Per pettini, spazzole, etc. è richiesta la sola disinfezione a medio livello.

Disinfettanti Concentrazione Tempo di contatto
Cloroderivati 0,1 - 0,5 % 30’
Iodoclori 2,5 % 15’

Tutti gli esercizi devono essere forniti di asciugamani e biancheria in quantità sufficiente da poter essere cambiata per ogni cliente; dopo l'uso la biancheria deve essere riposta in un contenitore chiuso per il successivo lavaggio.

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Capitolo 3. - Vigilanza sulle attività sanitarie
Art. 21 VIGILANZA SULLE ATTIVITÀ SANITARIE
L'attività di vigilanza sull'esercizio delle professioni sanitarie, delle professioni sanitarie ausiliarie e delle arti ausiliarie delle professioni sanitarie viene esercitata dai Servizi del Dipartimento di Prevenzione della Azienda Usl.
L'attività di vigilanza comprende:
- l'accertamento del possesso del titolo di abilitazione all'esercizio delle professioni e arti ausiliarie e dell'avvenuta registrazione del titolo medesimo presso il Servizio Igiene e sanità pubblica e il Servizio Veterinario dell'Azienda Usl ai sensi dell'art. 100 del T.U.LL.SS.:
- la verifica dell'idoneità dei locali adibiti allo svolgimento delle attività sanitarie;
- la verifica dell'idoneità delle attrezzature e delle procedure sotto il profilo igienicosanitario.
Art. 22 STUDI PROFESSIONALI MEDICI E AMBULATORI MEDICI
Per l'esercizio delle professioni sanitarie si distinguono:
- lo studio professionale, nel quale il professionista esercita la propria attività, singolarmente o in forma associata;
- l'ambulatorio, inteso come struttura complessa con individualità ed organizzazione propria ed autonoma.
L'ambulatorio è soggetto ad autorizzazione del Dirigente dell’Ufficio comunale competente ai sensi della normativa vigente.
Lo studio professionale non è soggetto ad alcuna autorizzazione.
Chiunque intenda aprire uno studio professionale medico od odontoiatrico deve comunque darne comunicazione al Servizio Igiene e sanità pubblica dell'Azienda Usl certificando il rispetto dei requisiti di cui all'art. 23 del presente Regolamento.
Dovrà essere comunicato anche l'inizio dell'attività professionale presso uno studio già esistente.
L'obbligo della comunicazione è esteso agli esercenti le professioni sanitarie ausiliarie che intendano svolgere autonomamente l'attività.
Art. 23 REQUISITI STRUTTURALI DEGLI STUDI PROFESSIONALI MEDICI
Gli studi professionali devono essere costituiti da almeno un locale di visita, una sala di attesa e un servizio igienico ad uso esclusivo dei pazienti, dotato di antibagno.
I locali di visita e le sale di attesa devono avere una superficie rispettivamente di mq 12 e di mq 9 e rispettare i requisiti di illuminazione ed aerazione previsti per i vani di abitazione.
L'altezza minima dei locali deve essere di m 2,70.Le pareti della sala di visita, ove necessario, devono essere rivestite fino all'altezza di m 2 dal pavimento con materiale lavabile ed impermeabile; per l'impermeabilizzazione delle pareti è consentito l'uso di vernici a smalto.
I locali per visita devono essere dotati, ove necessario, di lavabo con apertura del rubinetto a comando non manuale.
Gli studi professionali medici vanno resi accessibili ai portatori di handicap.
Art. 24 STUDI PROFESSIONALI VETERINARI, AMBULATORI VETERINARI
L’ambulatorio veterinario è soggetto ad autorizzazione sanitaria del Dirigente dell’Ufficio comunale competente previo parere vincolante del Servizio Veterinario della Azienda Usl e dell’Ordine provinciale dei veterinari secondo le rispettive competenze.
Lo studio professionale non è soggetto ad autorizzazione sanitaria del Dirigente dell’Ufficio comunale competente.
I locali adibiti a studio devono rispettare i requisiti di illuminazione ed aerazione previsti dalla normativa vigente; devono avere pavimenti di materiale impermeabile ben connessi e pareti rivestite, fino all'altezza di m 2,00 dal pavimento con materiale pure impermeabile ed inoltre i locali per visite dovranno essere dotati di lavabo.
Il medico veterinario che intende attivare uno studio professionale deve darne comunicazione al Servizio Veterinario della A.Usl allegando planimetria dei locali in scala 1:100.
Il possesso di apparecchi di radiodiagnostica usati a completamento dell'attività, deve conformarsi alle disposizioni previste dal D.Lvo 17/3/95 n. 230.
Art. 25 PROCEDURE PER L'AUTORIZZAZIONE DEGLI AMBULATORI VETERINARI
Al fine del presente articolo sono ambulatori le strutture individuate al precedente articolo.
Nessuno può aprire o mantenere in esercizio ambulatori veterinari senza autorizzazione del Dirigente dell’Ufficio comunale competente rilasciata su parere del Servizio Veterinario dell'Azienda Usl.
Ai fini del conseguimento dell'autorizzazione, gli interessati devono presentare domanda in bollo al Sindaco.

La domanda deve contenere:
a) generalità del titolare o del rappresentante legale se il richiedente è persona giuridica;
b) l'ubicazione dell'ambulatorio;
c) le generalità, i titoli professionali e di studio del Veterinario Direttore responsabile;
d) numero di concessione edilizia e data del rilascio.

Alla domanda devono essere allegati:
1) certificato di usabilità/agibilità ovvero dichiarazione di conformità edilizia;
2) planimetria dei locali, in scala 1:100;
3) elenco degli impianti ed attrezzature di cui si intende dotare la struttura se soggette a particolari regolamentazioni;
4) copia dell'atto costitutivo se il richiedente è persona giuridica;
5) dichiarazione e firma autenticata nelle forme di legge di accettazione dell'incarico e della conseguente responsabilità da parte del Veterinario Direttore responsabile;
6) generalità del personale sanitario operante nella struttura;
7) copia della domanda di autorizzazione per l'installazione della apparecchiatura radiologica ove è presente.

In caso di cessazione di attività il titolare è tenuto a darne comunicazione al Comune come pure in caso di cambio del Veterinario Direttore responsabile.
Art. 26 REQUISITI
I locali da adibire ad uso ambulatorio devono possedere i requisiti stabiliti dalle norme generali per l'igiene del lavoro.

Devono inoltre disporre in relazione alle effettive esigenze di servizio di idonei locali e spazi da adibire a:
1) sala d'attesa;
2) una o più sale per l'esecuzione delle prestazioni diagnostiche e terapeutiche;
3) servizio igienico direttamente accessibile, attraverso un antibagno, dalla sala d'attesa.

Tali ambienti devono essere adeguatamente aerati ed illuminati.
I locali n. 1 e n. 2 devono inoltre avere pavimenti impermeabili e pareti lavabili e disinfettabili almeno fino all'altezza di m 2 con chiusino per lo scarico delle acque luride che deve essere assicurato in modo igienico e razionale.
Le sale di visita devono essere dotate di lavabo.
Laddove esiste un apparecchio per la diagnostica radiologica devono essere osservate le norme vigenti.
Nel caso in cui nella stessa struttura coesistano l'attività di commercio e toelettatura e quella veterinaria, le due attività devono essere esercitate in locali separati pur possedendo sala d'attesa e servizi igienici comuni rispondenti alle norme sopracitate.
Art. 27 CLINICHE VETERINARIE PRIVATE - CASE DI CURA VETERINARIE - OSPEDALI VETERINARI (definizione, requisiti, autorizzazioni)
Tali strutture devono essere dotate di tutte le caratteristiche degli ambulatori integrate da:
- reparto di ricovero animali con attrezzature distinte per ciascuna specie;
- reparto cucina e deposito alimenti;
- reparto o attrezzatura per l'isolamento degli animali infetti;
- reparto per l’attività chirurgica ove sia prestata;
- impianto di disinfezione dei reflui.
Le modalità di richiesta e di rilascio dell'autorizzazione sono conformi a quelle indicate per gli ambulatori.
Art. 28 LABORATORI VETERINARI DI ANALISI
Per l'apertura, l'esercizio, il trasferimento, la trasformazione e comunque per le variazioni delle condizioni esistenti di un laboratorio l'autorizzazione prevista è concessa dal Dirigente dell’Ufficio comunale competente su conforme parere del Servizio Veterinario della USL competente per territorio.

La domanda deve contenere:
- generalità del titolare o del rappresentante legale se il richiedente è persona giuridica,
- l'ubicazione del laboratorio;
- le generalità, i titoli professionali e di studio del Veterinario Direttore sanitario responsabile;
- numero di concessione edilizia e data del rilascio.

Alla domanda devono essere allegati:
- certificato di usabilità/agibilità ovvero dichiarazione di conformità edilizia;
- planimetria dei locali in scala 1:100, datata e firmata da un tecnico abilitato e corredata da una relazione tecnico-illustrativa sulla destinazione dei locali medesimi;
- tipologia delle analisi che si intendono svolgere e delle relative attrezzature di laboratorio;
- copia dell'atto costitutivo se il richiedente è persona giuridica;
- dichiarazione a firma autenticata, nelle forme di legge, di accettazione dell'incarico e della conseguente responsabilità da parte del direttore sanitario;
- documentazione comprovante i titoli professionali accademici e di studio del direttore.

L'autorizzazione non è necessaria per le analisi che il Veterinario esegue per i propri clienti nel proprio ambulatorio o studio.

I Laboratori Veterinari devono essere dotati, in relazione alle effettive esigenze di servizio, di:
1) un vano o reparto per la classificazione, la preparazione e la conservazione dei campioni da esaminare;
2) uno o più locali o reparti di adeguata superficie per la esecuzione delle analisi;
3) attrezzature per l'attività amministrativa e per l'archivio.

Qualora nel laboratorio si effettui anche il prelievo del materiale da esaminare, questo deve essere effettuato da un veterinario in un vano separato adeguatamente attrezzato per tale scopo.
I locali precedentemente elencati devono essere sufficientemente ampi, con pareti, pavimenti ed infissi facilmente lavabili e disinfettabili e tali da rispondere a quanto previsto dalle norme vigenti.s
I locali di cui al punto 2) devono essere dotati di lavabo.
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Aggiornata al 03 febbraio 2012