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COMUNE DI FAENZA

certificazione di qualità

Premio Europa 1968

ISO 9001: 2000

Settore Sviluppo Economico


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Regolamento di igiene, sanità pubblica e veterinaria

Titolo II Igiene edilizia e degli ambienti confinati ad uso civile, industriale e speciale 
Capitolo 1 Norme igienico-sanitarie per le civili abitazioni
Art. 29 Requisiti delle civili abitazioni
Art. 30 Dichiarazione di alloggio antigienico
Art. 31 Dichiarazione di alloggio inabitabile
Capitolo 2 Edilizia speciale
Art. 32 Autorimesse pubbliche e private
Art. 33 Canne fumarie, canne di esalazione e comignoli
Art. 34 Alberghi e simili
Art. 35 Strutture ricettive extra-alberghiere
Art. 36 Complessi turistici all’aria aperta (campeggi e villaggi turistici)
Art. 37 Alloggi mobili per girovaghi ed aree attrezzate per nomadi
Art. 38 Dormitori pubblici
Art. 39 Alberghi diurni, saune e simili
Art. 40 Scuole
Art. 41 Asili nido
Art. 42 Nurseries
Art. 43 Abitazioni collettive
Art. 44 Soggiorni di vacanza per minori
Art. 45 Istituti di pena
Art. 46 Palestre ed istituti di ginnastica
Art. 47 Ospedali e case di cura
Art. 48 Strutture socio-assistenziali e socio-sanitarie
Art. 49 Farmacie
Art. 50 Depositi e magazzini di prodotti farmaceutici e di presidi medico chirurgici
Art. 51 Attività di barbiere, parrucchiere ed attività di estetista
Art. 51 bis Attività di tatuaggio e piercing
Art. 52 Stabilimenti balneari su acque marine ed interne
Art. 53 Porticcioli turistici
Art. 54 Locali di pubblico spettacolo
Art. 55 Impianti sportivi
Art. 56 Esercizi di toelettatura animali
Art. 57 Autorizzazioni al commercio di animali
Art. 58 Requisiti degli esercizi
Art. 59 Segnalazioni di mortalità di animali
Art 59 bis Disciplina dei centri di telefonia o “phone center”
Capitolo 3 Piscine
Art. 60 Classificazione e definizione
Art. 61 Caratteristiche dei bacini di uso pubblico e collettivo
Art. 62 Spogliatoi
Art. 63 Servizi igienici
Art. 64 Igiene dell’ambiente
Art. 65 Caratteristiche impianti tecnici delle piscine ad uso pubblico e collettivo
Art. 66 Pronto soccorso
Art. 67 Dotazione di personale, di attrezzature e materiali (per impianti collettivi o aperti al pubblico)
Art. 68 Gestione
Capitolo 4 Caratteristiche generali degli ambienti adibiti a locali di lavoro
Art. 69 Campo di applicazione
Art. 70 Classificazione dei locali
Art. 71 Caratteristiche dei luoghi di lavoro
Art. 72 Altezza dei locali
Art. 73 Superficie dei locali
Art. 74 Locali interrati e seminterrati
Art. 75 Uscite
Art. 76 Soppalchi
Art. 77 Scale e parapetti
Art. 78 Dotazione di servizi
Art. 79 Locali di riposo, refettori, mense, camera di medicazione/ambulatorio aziendale
Art. 80 Riscaldamento, aerazione
Art. 81 Illuminazione naturale
Art. 82 Illuminazione artificiale
Art. 83 Posti di lavoro a videoterminale
Art. 84 Magazzini
Art. 85 Difesa dagli agenti nocivi chimici, fisici o biologici
Art. 86 Lavanderie

 

TITOLO II

IGIENE EDILIZIA E DEGLI AMBIENTI CONFINATI AD USO CIVILE, INDUSTRIALE E SPECIALE

 
Capitolo 1. - Norme igienico-sanitarie per le civili abitazioni
 
Art. 29 REQUISITI DELLE CIVILI ABITAZIONI
Fatto salvo quanto stabilito dalla legislazione nazionale e regionale, i requisiti igienicosanitari delle civili abitazioni sono fissati dal regolamento edilizio.
Gli articoli 32 e 33 si applicano anche per le civili abitazioni.
Art. 30 DICHIARAZIONE DI ALLOGGIO ANTIGIENICO
La richiesta di certificazione dell'antigienicità di un alloggio, deve essere presentata al Sindaco. L'Autorità Comunale richiede un accertamento tecnico ai propri Uffici ed al Servizio Igiene e sanità pubblica dell'Azienda Usl.
Ai sensi del presente Regolamento, è da ritenersi antigienico un alloggio che:
- sia privo di servizi igienici all’interno dell’alloggio e presenti umidità permanente dovuta a capillarità, condensa o igroscopicità, ineliminabili con normali interventi manutentivi e tali da pregiudicare la salubrità complessiva degli ambienti.
Il Sindaco nel dichiarare un alloggio antigienico prescrive con lo stesso provvedimento gli interventi manutentivi necessari al suo risanamento ed al ripristino delle condizioni di igienicità e abitabilità previste dal presente Regolamento, imponendo un termine per la realizzazione degli stessi.
Art. 31 DICHIARAZIONE DI ALLOGGIO INABITABILE
Il Sindaco, sentiti i pareri del Responsabile del Servizio Igiene e sanità pubblica dell'Azienda Usl e del Responsabile dell’Ufficio Tecnico comunale, ciascuno per le proprie competenze, può dichiarare inabitabile un alloggio o parte di esso per i seguenti motivi:

1) indisponibilità di acqua potabile;
2) mancanza di servizi igienici;
3) mancanza di aeroilluminazione;
4) alloggio improprio (ad es. seminterrato, garage, grezzo);
5) gravi condizioni di degrado, tali da pregiudicare la salute e/o la sicurezza degli occupanti;
6) carenze impiantistiche ai fini della sicurezza.

Un alloggio dichiarato inabitabile deve essere sgomberato con Ordinanza del Sindaco e non potrà essere rioccupato, se non dopo ristrutturazione e rilascio di un nuovo certificato di abitabilità.
Per quanto riguarda i motivi di inabitabilità di natura statico-strutturale e di sicurezza, si rimanda alla normativa del settore.
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Capitolo 2. -  Edilizia speciale
Art. 32 AUTORIMESSE PUBBLICHE E PRIVATE
Nelle autorimesse il pavimento deve essere impermeabile e deve essere garantito il rapido scolo delle acque, che devono confluire nella rete fognaria nera.
Dovranno essere adottate tutte le precauzioni atte ad evitare l’immissione di olii in fognatura.
Nelle autorimesse con più posti auto o box deve essere assicurata una idonea aerazione.
Nella costruzione delle autorimesse devono essere osservate le norme vigenti, in materia di prevenzione incendi; in particolare, la comunicazione con locali a diversa destinazione è consentita solo con porte metalliche piene resistenti, al fuoco ed a chiusura automatica.
Il posteggio di autoveicoli alimentati a GPL è consentito solo nei piani fuori terra, che devono essere non comunicanti con piani interrati (come definiti dal P.R.G. vigente) e sprovvisti di fognoli collegati alla fognatura.
Per le autorimesse pubbliche si applicano le norme previste dal D.M. Int. 1° febbraio 1986.
Art. 33 CANNE FUMARIE, CANNE DI ESALAZIONE E COMIGNOLI
Si definiscono canne fumarie quelle impiegate per l'allontanamento dei prodotti della combustione provenienti da impianti o apparecchi termici.
Ciascun impianto, convenientemente distanziato e isolato da strutture di materiale combustibile, deve avere una canna fumaria propria e indipendente, che si deve prolungare oltre il tetto in apposito comignolo.
È vietato inserire una stufa, un fornello di cucina, una caldaia per il riscaldamento ed un qualsiasi altro impianto a combustione in un condotto già utilizzato per l'evacuazione dei prodotti di un altro focolare, ad eccezione di condotte fumarie collettive ramificate (shuntate), purché alimentate con lo stesso tipo di combustibile.
Tutte le canne fumarie devono essere costruite conformemente alle regole di buona tecnica esistenti ed alla normativa vigente.
Fatte salve le disposizioni di cui al DPR n. 1391/70, ed alle norme UNI-CIG 7129/92 ed eventuali modifiche e/o integrazioni, lo scarico a tetto dei prodotti della combustione deve essere localizzato in modo da non interferire con eventuali aperture di ventilazione naturale o artificiale poste nelle vicinanze.
Nel caso di interventi su fabbricati esistenti, è ammesso lo scarico a parete dei prodotti della combustione, secondo le indicazioni della UNI-CIG 7129/92 e le prescrizioni del DPR n. 412/93, qualora si verifichi la contemporaneità delle seguenti condizioni:

a) non interferisca con eventuali aperture di ventilazione naturale od artificiale;
b) le opere previste non si configurino come interventi di ristrutturazione integrale dell'edificio;
c) non si possa usufruire di canne fumarie esistenti e non sia consentita per motivi estetici la messa in opera di canne esterne;
d) non sia possibile l'attraversamento di piani sovrastanti.

Per gli impianti che utilizzano combustibili diversi dal gas, lo scarico dei prodotti della combustione deve essere sempre convogliato a tetto e localizzato in modo da non interferire con eventuali aperture di ventilazione naturale o artificiale poste nelle vicinanze.
Nel caso di costruzione o ristrutturazione di un edificio posto in adiacenza ad altri fabbricati, occorre che in fase di progettazione venga valutata anche la sistemazione o l'eventuale adeguamento di camini preesistenti, situati a quote diverse e che possano costituire fonte di insalubrità o molestia.
Si definiscono canne di esalazione, quelle impiegate per l'allontanamento di odori, vapori e fumi (ad es. prodotti da apparecchi di cottura).
Per quanto concerne le modalità di evacuazione dei prodotti sopracitati, si rimanda a quanto previsto per le canne fumarie, eccezion fatta per condotti di aerazione tradizionali e similari (ad esempio dei servizi igienici, cucine di appartamento, ecc…).
Nel caso di interventi su fabbricati esistenti è ammesso lo scarico a parete di odori e vapori derivanti dalla cottura di alimenti, con l’esclusione di fritture di ogni genere o di cottura di carne o pesce, a condizione che:

a) non si possa usufruire di canne di esalazione esistenti e non sia consentita per motivi estetici la messa in opera di canne esterne;
b) gli scarichi non siano posti sotto a porticati, in pozzi luce o dove comunque la dispersione degli odori sia impedita;
c) gli apparecchi di cottura siano alimentati elettricamente.

Nel caso di interventi su fabbricati esistenti, è ammessa la espulsione a parete dell’aria interna dei locali (ricambio d’aria).
Art. 34 ALBERGHI E SIMILI
Le caratteristiche igienico-sanitarie di alberghi e pensioni e le condizioni igieniche del loro esercizio sono fissate dalle norme di cui al R.D. 24/5/1925, n. 1102 (Regolamento per rendere obbligatoria l'attuazione di migliorie igieniche e sanitarie negli alberghi), modificato con DPR 30/12/1970, n. 1437, nonché dal D.M. 22/7/1977 e dal D.M. 203/95.
Art. 35 STRUTTURE RICETTIVE EXTRA-ALBERGHIERE
Ai sensi della L.R. 25/8/1988 n. 34, per strutture ricettive extra-alberghiere si intendono le case per ferie, gli ostelli per la gioventù, i rifugi montani, gli esercizi di affittacamere, le case e gli appartamenti per vacanze.
I requisiti tecnici ed igienico-sanitari sono stabiliti:
1) per le case di ferie, dalle norme previste per gli esercizi alberghieri, di cui al R.D. n. 1102/25;
2) per gli ostelli per la gioventù, dall'art. 5, punto 4 della L.R. n. 34/88;
3) per gli affittacamere, dal R.D. n. 1102/25, modificato con DPR n. 1437/70 (visto l'articolo unico della L. 16/6/1939, n. 1112 che estende agli affittacamere le prescrizioni sanitarie esistenti per gli alberghi) e dall'art. 9 della L.R.34/88;
4) per le case e gli appartamenti per vacanza, dall'art. 11 della L.R. 34/88.
Art. 36 COMPLESSI TURISTICI ALL’ARIA APERTA (CAMPEGGI E VILLAGGI TURISTICI)
Sono campeggi i complessi attrezzati per la sosta ed il soggiorno di turisti prevalentemente provvisti di tenda o di altro mezzo di pernottamento e di soggiorno.
Sono villaggi turistici i complessi realizzati in tenda, in allestimenti mobili o stabili minimi attrezzati per la sosta ed il soggiorno di turisti sprovvisti di mezzi propri di pernottamento.
I requisiti igienico-sanitari e le caratteristiche tecniche dei villaggi turistici e dei campeggi sono stabiliti dalle disposizioni della L.R. 7 gennaio 1985 n. 1 ed eventuale Regolamento comunale integrativo.
Art. 37 ALLOGGI MOBILI PER GIROVAGHI ED AREE ATTREZZATE PER NOMADI
Il personale addetto a circhi equestri, padiglioni di divertimento, spettacoli ambulanti, giostre od attrazioni varie, che utilizza alloggi mobili durante la permanenza nel comune, deve sostare in aree pubbliche o private individuate dall'Autorità sanitaria locale.
Il sito scelto per la sosta degli alloggi mobili deve essere dotato di erogatori di acqua potabile e di possibilità di allaccio alla fognatura pubblica.
Art. 38 DORMITORI PUBBLICI
I locali destinati a dormitori pubblici o ad asili notturni devono essere separati per i due sessi ed avere:
a) pareti rivestite, fino a m 2 dal suolo, di materiale facilmente lavabile;
b) dimensioni tali da assicurare almeno mq 6 e
m3 18 per ogni posto letto;
c) gruppi di servizi igienici, composti di un w.c. ed una doccia ogni 10 letti ed un lavabo ogni 5 letti;
d) un servizio per la disinfezione e la disinfestazione della biancheria, dei letti e degli effetti personali;
e) acqua corrente e potabile.
Tutti i locali devono essere dotati di luci notturne.
Art. 39 ALBERGHI DIURNI, SAUNE E SIMILI
Si definisce albergo diurno un locale che consente ai clienti di usufruire durante il giorno di servizi e prestazioni dirette all’igiene della persona, quali: servizi igienici, bagni, barbiere e parrucchiera, stiratura abiti, etc.
L'apertura e l'esercizio di alberghi diurni, saune e simili sono soggetti ad autorizzazione da parte del Dirigente dell’Ufficio comunale competente.
In tali strutture i camerini devono avere:
- una superficie non inferiore a mq 4 per i bagni in vasca ed a mq 2 per i bagni in doccia; in quest'ultimo caso devono essere preceduti da uno spogliatoio di superficie non inferiore a mq 2;
- pavimenti e pareti, fino a m 2 dal suolo, rivestiti di materiale impermeabile, facilmente lavabile e disinfettabile, con angoli interni arrotondati;
- riscaldamento mediante impianto centrale;
- campanello di allarme posto presso la vasca da bagno o box doccia.
Dopo ogni bagno, il personale dovrà procedere ad adeguata disinfezione ed al cambio della biancheria.
Inoltre, lo stabilimento deve essere dotato di:
- almeno un WC ed un lavandino ogni 10 bagni;
- locali separati per il deposito della biancheria rispettivamente pulita ed usata.
Art. 40 SCUOLE
La scelta del sito, le caratteristiche e l'ampiezza dell'area, i requisiti costruttivi e di igiene ambientale delle scuole materne, elementari e secondarie di primo e secondo grado, sono fissate dal D.M. 18/12/1975, modificato con D.M. 14/9/1977.
Per l'edilizia scolastica sperimentale sovvenzionata ai sensi della L. 5/8/1975, n. 412, hanno vigore le norme fissate dall'art. 7 della stessa legge.
Ogni scuola deve essere provvista di locali per il servizio di medicina scolastica, ai sensi del DPR 22/12/1967, n. 1518 e del DPR 11/2/1961 n. 2610.
L'apertura di scuole private di ogni ordine e grado, a qualsiasi corso di insegnamento siano destinate, di doposcuola e simile, è assoggettata a nulla osta, rilasciato dall'Autorità sanitaria locale.
La pulizia dei locali scolastici deve essere fatta ogni giorno fuori dagli orari di lezione e ricreazione, rimuovendo le attrezzature mobili.
È di norma vietato servirsi dei locali scolastici per usi diversi dall'insegnamento; in caso contrario, si dovrà provvedere ad una approfondita pulizia, prima di riammettervi la scolaresca, salvo il caso di utilizzo per attività connesse a quella scolastica (ad es. riunioni).
È vietato fumare nelle scuole di ogni ordine e grado.
Art. 41 ASILI NIDO
I criteri generali per la costruzione, la gestione ed il controllo degli asili nido sono determinati dalla L.R. 7/3/1973, n. 15 e dal Regolamento Regionale di esecuzione 27/12/1973, n. 51.
Per gli altri parametri igienico-costruttivi ed ambientali (requisiti acustici, di illuminazione naturale ed artificiale, termoigrometrici e di purezza dell'aria e altri) si fa riferimento alle norme stabilite per le scuole materne dal D.M. 18/12/1975.
Qualora all'interno dell'asilo siano organizzate riunioni delle persone interessate alla sua gestione, è tassativamente escluso l'utilizzo della zona lattanti. I locali nei quali sia stata tenuta una riunione debbono essere aerati, accuratamente puliti e disinfettati prima dell'ingresso dei bambini.
Nel caso di asili nido da localizzare nei centri storici o in edifici da riattare a tale scopo, devono essere individuate quelle unità che per parametri dimensionali e possibilità di spazi aperti si configurino più idonee a tale utilizzazione.
Art. 42 NURSERIES
Per nurseries, si intendono strutture nei cui locali per periodi di tempo variabili e nelle sole ore diurne, personale apposito accudisce bambini affidati saltuariamente alla struttura dai genitori in loro assenza.
L'apertura e l'esercizio di tali strutture sono soggetti a preventiva comunicazione al Sindaco.
Per quanto riguarda i requisiti igienico-edilizi e di esercizio di tali istituzioni, si fa riferimento a quanto previsto dal presente regolamento per le scuole e gli asili nido, tenendo conto dell'età e del numero dei bambini accolti e della durata della loro permanenza.
Art. 43 ABITAZIONI COLLETTIVE
I collegi, convitti ed altre istituzioni occupate con orario diurno e notturno da comunità comunque costituite, devono disporre di:
a) dormitori con una superficie non inferiore a mq 6 ed una cubatura non inferiore a m3 18 per ogni posto letto con un minimo di mq 9 per una stanza singola;
b) refettori con una superficie di mq 0,80 - 1,20 per convivente;
c) cucina conforme all’art. 136 del presente Regolamento;
d) gruppi di servizi igienici, composti di almeno un w.c. ed una doccia per ogni 10 persone, un lavabo per ogni 5. I servizi igienici, dotati di ampio antibagno, devono essere aerati ed illuminati direttamente dall'esterno o dotati di un adeguato impianto di aspirazione forzata;
e) locale guardaroba per la biancheria pulita e gli effetti personali, convenientemente aerato;
f) lavanderia, o in mancanza, un locale ben ventilato per la raccolta della biancheria sporca;
g) locali per l'assistenza sanitaria, costituiti da una infermeria (con un letto per ogni 25 conviventi, sistemati in camere da non più di 4 letti l'una) e servizi igienici propri. Il locale infermeria dovrà avere dimensioni non inferiori a mq 12 per singolo posto letto, sommata di mq 7 per ogni posto letto in più;
h) acqua corrente e potabile.
Tutti gli ambienti devono avere:
- pavimenti di materiale compatto, unito e facilmente lavabile;
- pareti rivestite, ove necessario, di materiale impermeabile fino ad un'altezza di m 2.
Art. 44 SOGGIORNI DI VACANZA PER MINORI
I requisiti strutturali dei soggiorni di vacanza per minori, l’organico ed i compiti del personale sanitario, le misure sanitarie da ottemperare per l’ammissione dei fanciulli sono stabilite dalle “Disposizioni per la gestione dei soggiorni di vacanza nella Regione Emilia-Romagna” approvate con deliberazione consiliare n. 96 del 29/3/1973, modificata con delibera regionale n. 1648 del 6/5/1988.
Art. 45 ISTITUTI DI PENA
I requisiti igienico-costruttivi, di abitabilità e di gestione igienica degli edifici penitenziari e l'ordinamento del servizio sanitario in queste istituzioni sono stabiliti dalla L. 26/7/1975, n. 354 e dal relativo regolamento di esecuzione, approvato con DPR 29/4/1976, n. 431; inoltre, si richiama la Circolare n. 17 dell'Assessorato alla Sanità e Servizi sociali della Regione Emilia-Romagna del 13/4/1995.
Art. 46 PALESTRE ED ISTITUTI DI GINNASTICA
Le palestre e gli altri istituti di ginnastica, fatta esclusione per quelle scolastiche alle quali si applicano le disposizioni previste dal D.M. 18/12/75, devono soddisfare i seguenti requisiti igienico-edilizi:
a) non possono essere ubicate in locali interrati o seminterrati i locali dedicati alle attività ginnico/sportive ad eccezione dei servizi e dei vani tecnici;
b) l'altezza dei vani principali deve essere non inferiore a m 3, con l'eccezione di depositi e servizi igienici, per i quali è ammessa un'altezza minima di m 2,40; per palestre che utilizzano unicamente macchine o attrezzature fisse è consentita un’altezza di m 2,70;
c) i pavimenti devono essere di materiale facilmente lavabile e disinfettabile e le pareti devono essere rivestite con materiale impermeabile e di facile pulizia fino ad un'altezza di m 2;
d) l'area adibita agli esercizi ginnici deve essere tale da garantire almeno mq 4 per ogni utente e, comunque, la sua superficie complessiva non può essere inferiore a mq 50;
e) è ammessa la realizzazione di zone organizzate con box di superficie non inferiore a mq 6 e con tramezzature di altezza non superiore a m 2,20;
f) tutti i locali destinati alle attività principali, gli spogliatoi e i servizi igienici devono essere forniti di un'adeguata ventilazione naturale (Ra non inferiore ad 1/8) od artificiale (10 ricambi orari).
Inoltre, le palestre e gli istituti di ginnastica devono avere complessivamente la seguente dotazione minima di servizi e comunque distinti per sesso:
- spogliatoi per gli utenti di dimensioni proporzionate alla capienza;
- servizi igienici (almeno un WC ogni 20 utenti o frazione, calcolati sulla superficie della palestra o, nel caso di palestre che utilizzano macchine od attrezzature fisse, in base al numero effettivo di postazioni);
- docce (almeno una ogni 5 utenti o frazione). La zona docce deve comunicare con uno spazio provvisto di termoventilatori ad aria calda o asciugacapelli in numero pari ai posti doccia;
- un armadietto di pronto soccorso contenente presidi medico-chirurgici di primo intervento, collocato in un locale idoneo;
- un locale per il deposito delle attrezzature sportive, comunicante con l'area destinata all'attività.
Per quanto riguarda i locali ad uso del personale, si rimanda agli articoli del presente regolamento ed alla normativa vigente in materia di igiene del lavoro.
Il presente articolo si applica negli interventi di nuova costruzione, ampliamento e ristrutturazione e di manutenzione straordinaria per quanto attiene i servizi; in questo caso deve essere garantita la totale accessibilità ai portatori di handicap.
Art. 47 OSPEDALI E CASE DI CURA
I requisiti igienico-edilizi delle costruzioni di ricovero ospedaliero gestito da soggetti pubblici sono stabiliti dal DCG 20/7/1939.
Per le case di cura privata valgono le norme di cui al D.M. 5/8/1977 e le LL.RR. 8/1/1980 n. 2 e 1/4/1985 n. 10 e successive modifiche ed integrazioni.
Art. 48 STRUTTURE SOCIO-ASSISTENZIALI E SOCIO-SANITARIE
I requisiti delle strutture residenziali e semiresidenziali per portatori di handicap e per anziani, ivi comprese le residenze sanitarie assistenziali (RSA), sono stabiliti dalla Delibera del Consiglio Regionale n. 560 dell’11/7/1991 e successive modifiche ed integrazioni.
Alle strutture destinate alla riabilitazione ed al reinserimento sociale dei tossicodipendenti gestite dagli enti ausiliari tenuti all’iscrizione all’Albo di cui all’art. 116 del DPR n. 309/90, si applicano le norme previste dalla Delibera del Consiglio Regionale n. 1857 del 2/2/1994 e dalle successive Circolari e note Regionali applicative ed esplicative.
Per l’attività di vigilanza sulle strutture l’AUSL può avvalersi del Gruppo Tecnico di cui al punto 3.2 parte prima della Delibera Regionale n. 560 del 11/7/1991.
Art. 49 FARMACIE
I locali destinati a farmacie devono essere sufficientemente spaziosi e mantenuti in ottime condizioni di ordine e di pulizia.
I banchi di preparazione devono essere dotati di cappa per la raccolta di vapori, collegata ad un condotto autonomo di esalazione con le caratteristiche previste all’art. 33 del presente Regolamento.
Il magazzino-deposito dei farmaci può essere ubicato anche in locali sotterranei nei quali, con mezzi naturali od artificiali, siano assicurate condizioni microclimatiche favorevoli alla buona conservazione dei farmaci.
Sempre ai fini di una corretta conservazione dei medicinali, la farmacia deve essere dotata di un sufficiente numero di frigoriferi ed armadi termostatici, in ottemperanza alle indicazioni della vigente Farmacopea Ufficiale e successive modifiche.
Art. 50 DEPOSITI E MAGAZZINI DI PRODOTTI FARMACEUTICI E DI PRESIDI MEDICO-CHIRURGICI
I depositi e magazzini di prodotti farmaceutici e di presidi medico-chirurgici devono essere ubicati in locali aerati, esenti da umidità e provvisti di accesso diretto da uno spazio pubblico, in modo da assicurare la sorveglianza da parte degli organi di vigilanza.
I depositi in oggetto debbono essere mantenuti in buone condizioni di ordine e di pulizia ed essere attrezzati con armadi o camere termostatiche, per la conservazione dei prodotti deperibili, secondo le norme della Farmacopea Ufficiale e successive modifiche.
Gli ambienti destinati al personale devono corrispondere ai requisiti del DPR 11/3/1956, n. 303 e successive modifiche ed alle norme igieniche di ordine generale stabilite dal presente regolamento.
La direzione dei depositi e magazzini di prodotti farmaceutici deve essere assunta, secondo quanto previsto dal T.U.LL.SS. art. 188/bis, da un laureato in chimica farmaceutica o farmacia, iscritto all'Albo professionale, il quale ne assume la responsabilità ai fini igienicosanitari.
Art. 51 ATTIVITA' DI BARBIERE, PARRUCCHIERE ED ATTIVITÀ DI ESTETISTA
Gli esercizi per le attività di barbiere, parrucchiere, affini ed estetisti dovranno rispondere ai seguenti requisiti strutturali e funzionali.
Le norme igienico sanitarie individuate sostituiscono con effetto immediato quelle previste dai corrispettivi articoli del regolamento comunale specifico previsto ai sensi della L. 14.02.63 n. 161 e della L. 4.1.90 n. 1.
Ai fini della normativa sull’abbattimento delle barriere architettoniche, sono da considerare attività aperte al pubblico.
Requisiti strutturali
I locali devono essere organizzati in modo da individuare zone distinte destinate all’attività lavorativa e all’attesa per i clienti.
Tali locali devono avere l’altezza prevista all’art. 72 del presente regolamento ed una superficie (esclusi i servizi) non inferiore a mq 18.
Nel centro storico, qualora il locale sia adibito esclusivamente ad attività di visagista, estetista ed affini, è ammesso una superficie di mq 7, purché il locale sia dotato di idoneo impianto di condizionamento dell’aria, qualora necessario, e di sala d’aspetto distinta, potendo essere considerato tale anche l’eventuale negozio di vendita.
Per le attività di estetica, i requisiti strutturali minimi sopra individuati sono applicabili ad esercizi privi di attrezzature ingombranti che richiedono una collocazione fissa.
Qualora vengano utilizzate tali apparecchiature (quali lampade abbronzanti, vasche per idromassaggio, attrezzi per ginnastica estetica, saune, etc.) la superficie utile minima dei locali va aumentata di una area delimitata (vano o box) illuminata e aerata direttamente dall’esterno di dimensioni non inferiori a mq 6 per ogni apparecchio utilizzato, ciascuno dei quali deve comunque poter disporre di una superficie adeguata al tipo di trattamento; l’esercizio deve essere dotato di almeno un lavandino accessorio, in aggiunta a quello previsto nel servizio igienico, posizionato nel punto dell’esercizio dove vengono svolte attività per le quali sono previsti frequenti lavaggi delle mani.
Nei casi di esercizio dell’attività di estetista congiuntamente a quella di barbiere, parrucchiere per uomo e donna o commercio di prodotti cosmetici, limitatamente alle prestazioni di pedicure e visagista, deve essere prevista una area preferibilmente delimitata di almeno mq 6, mentre per la prestazione di manicure non è richiesta superficie aggiuntiva.
I locali devono essere dotati di illuminazione, aerazione e riscaldamento secondo quanto previsto all’art. 80 del presente regolamento. La rimozione di inquinanti, causati dall’attività, deve avvenire mediante un sistema di aspirazione il più possibile localizzata.
Qualora i locali siano ubicati in spazi attrezzati appositamente per le zone balneari (stabilimenti fissi o mobili, in campeggi, spiagge, etc.) potranno essere autorizzati laboratori con dimensioni inferiori alle minime prescritte su parere conforme del SISP dell’A.Usl di Ravenna e della Commissione Consultiva.
Il pavimento deve essere costruito con materiale compatto, impermeabile e lavabile, tale da permettere la pulizia e la disinfezione completa.
Le pareti fino all’altezza di m 1,50 devono essere rivestite con materiale liscio, lavabile ed impermeabile.
Ogni esercizio deve disporre di almeno un servizio igienico a disposizione anche del pubblico, munito di vaso ad occlusione idraulica e lavabo, distributore di sapone liquido e asciugamani a perdere.
La dotazione di servizi dovrà comunque rispettare i criteri di cui all’art. 78 del presente regolamento per le attività che impieghino più addetti.
Il locale deve essere fornito di acqua corrente calda e fredda.
Per quanto attiene alla sicurezza degli impianti elettrici si rimanda ai contenuti della L. 46/90 e del regolamento di applicazione, DPR n. 447/91.
Le attività di cui al presente regolamento, possono essere svolte presso il domicilio dell’esercente a condizione che i locali in cui vengono esercitate rispettino i requisiti sopracitati e siano distinti dai locali adibiti ad abitazione civile, dotati di accesso indipendente dall’esterno e di servizi igienici ad uso esclusivo del laboratorio.
Soluzioni alternative a quanto previsto nel presente regolamento potranno essere adottate previo parere favorevole del Dipartimento di Prevenzione, Servizio Igiene e sanità pubblica.
In riferimento ai requisiti strutturali, le norme regolamentari saranno applicate in occasione di autorizzazione per avvio di nuova attività, trasferimento in nuovi locali o ampliamento di superficie dell’attività esistente.
In caso di nuova autorizzazione per cambio di gestione in attività esistente deve essere previsto un adeguamento ai requisiti di superficie minima obbligatoria, con una tolleranza del 30%, nonché alla dotazione minima di servizi igienici.
Per le attività poste in centro storico o sottoposte a vincoli urbanistici o architettonici si può derogare da tale obbligo.
Requisiti funzionali organizzativi
Il titolare della autorizzazione ha l’obbligo e la responsabilità dell’osservanza delle seguenti norme igieniche anche se la loro applicazione è affidata a personale dipendente.
I locali ed ogni oggetto che ne costituisce l’arredo devono essere mantenuti in stato di massima pulizia e disinfettati periodicamente.
La spazzatura dovrà essere raccolta in contenitori impermeabili con coperchio e conservata per il periodo strettamente necessario, nel retrobottega, ove esista, o in apposito mobiletto all’uopo destinato.
Il materiale di pulizia e i solventi volatili ed infiammabili devono essere conservati in apposito ed esclusivo mobiletto.
Gli esercizi devono essere dotati di un contenitore chiudibile, lavabile e disinfettabile per la biancheria usata e di un armadietto per la biancheria pulita.
Tutti gli esercizi devono essere forniti di asciugamani e biancheria a perdere o in quantità sufficiente da poter essere cambiata ad ogni persona.
Prima di iniziare ciascun servizio ed al termine di esso, l’operatore deve lavarsi accuratamente le mani; è opportuno l’uso di guanti a perdere in particolare per le attività che possono comportare il contatto con sangue.
Tinture, fissativi ed altri preparati impiegati non devono contenere sostanze tossiche o nocive alla salute. Le tinture devono rispondere ai requisiti prescritti dal DM 18.06.76 e successive modificazioni.
Negli esercizi in cui viene svolta l’attività di estetista è vietato l’uso di apparecchiature diverse da quelle elencate nell’allegato alla L. 1/90; in particolare è vietato l’uso di apparecchi elettromedicali per trattamenti con finalità di carattere terapeutico. Relativamente agli apparecchi elettromeccanici per uso estetico si rimanda a quanto stabilito dal decreto previsto dall’art. 10 della L. 1/90 che dovrà individuare le caratteristiche tecnico-dinamiche, i meccanismi di regolazione, le modalità di esercizio e di applicazione, nonché le cautele di uso.
Deve essere osservato quanto riportato all’art. 20 del presente regolamento in riferimento alla profilassi delle infezioni trasmissibili.
Art. 51 bis ATTIVITA' DI TATUAGGIO E PIERCING
I laboratori per l’attività di tatuaggio e piercing dovranno rispettare le norme igienico-sanitarie e rispondere ai requisiti strutturali e funzionali fissati dalla Regione Emilia-Romagna
con Deliberazione della Giunta Regionale 11 aprile 2007, n. 465 (Linee guida concernenti “Indicazioni tecniche per l’esercizio di attività di tatuaggio e piercing”), e successive
modifiche o sostituzioni..
Art. 52 STABILIMENTI BALNEARI SU ACQUE MARINE ED INTERNE
Gli stabilimenti balneari sono soggetti ad autorizzazione sanitaria, rilasciata dal Dirigente dell’Ufficio comunale competente, in conformità all'art. 194 del T.U.LL.SS., R.D. 27/7/1934, n. 1265 ed al DPR 24/7/1977, n. 616, oltre alla licenza di esercizio, anch'essa rilasciata dal competente Dirigente, ai sensi del DPR sopra citato.
Gli stabilimenti balneari devono essere provvisti di cabine spogliatoio di almeno mq 1, con porta dotata di griglia di aerazione e mantenute in buone condizioni di pulizia.
Ogni struttura deve disporre di almeno un servizio igienico ed una doccia chiusa ogni 200 (o frazione) utenti, comunque separati per sesso, a disposizione della clientela.
Il numero di utenti è calcolato moltiplicando per 2 il numero di ombrelloni.
Gli stabilimenti devono disporre di una cassetta di medicazione, contenente: bende, garze e cotone idrofilo, lacci emostatici, alcool e altro disinfettante cutaneo, 10 siringhe sterili monouso, farmaci analettici in fiale per uso orale, etc., come da disposizioni vigenti.
Gli scarichi idrici devono essere collegati alla pubblica fognatura.
Art. 53 PORTICCIOLI TURISTICI
I porticcioli turistici devono essere approvvigionati di acqua potabile e tutti i servizi devono essere allacciati alla fognatura comunale.
Per ogni 100 imbarcazioni, devono essere dotati di:
- n. 4 docce e n. 4 WC, separati per sesso;
- n. 8 lavandini;
- n. 2 lavelli per stoviglie;
- n. 2 vasche per bucato;
- n. 1 armadietto di pronto soccorso, contenente materiale di primo intervento, come indicato all’articolo 59, collocato in un locale idoneo;
- contenitori per olii lubrificanti usati, per residui di carburanti e vernici, per liquami di sentina;
- piazzola di materiale lavabile ed impermeabile, dimensionata alla stazza delle imbarcazioni, dotata di caditoia e pozzetto di raccolta, per i lavaggi con acqua dolce. Le acque di risulta dovranno essere smaltite in conformità alla normativa vigente.
Nei bacini dei porticcioli deve essere assicurato un sistema di raccolta dei materiali galleggianti.
Art. 54 LOCALI DI PUBBLICO SPETTACOLO
Si fa riferimento a quanto previsto dalla Circolare del Min. LL.PP. n. 16/51 e successive integrazioni e modificazioni, nonché alla normativa sulle barriere architettoniche, e alla L.R. 27.4.90 n. 35, per quanto applicabile.
Nei parchi di divertimento di cui alla L. 337/68 art. 7 e nei parchi giochi in genere dotati di attrazioni in cui non sia prevista la balneazione, le acque contenute nei bacini annessi a tutti i giochi acquatici non equiparabili alle piscine, ed ivi utilizzate, dovranno rispettare i limiti previsti per i vari parametri nella tabella seguente.

Limiti di qualità raccomandati per acque superficiali
da destinare ad uso ricreativo ed estetico
(I valori limite rappresentano le concentrazioni massime ammissibili, salvo diversa indicazione)

N° prog. Parametri Unità Valore massimo ammissibile
1 Colore Scala Pt - Co 100
2 Trasparenza (Penetrazione luce) m (dischi Secchi) 1,2
3 pH, valore -- 6,5 - 8,5
4 Conduttività elettrica uS/cm 5000
5 Temperatura °C 15 - 30
6 Torbidità JTU (*) 50
7 Ossigeno disciolto, saturazione % 70 - 120
8 Argento mg/l Ag 0,05
9 Arsenico mg/l As 0,05
10 Cadmio mg/l Cd 0,005
11 Cromo (VI) mg/l Cr 0,10
12 Mercurio mg/l Hg 0,001
13 Nichel mg/l Ni 0,25
14 Piombo mg/l Pb 0,05
15 Rame mg/l Cu 0,25
16 Selenio mg/l Se 0,05
17 Zinco mg/l Zn 1,50
18 Tensioattivi anionici mg/l come MBAS 0,5
19 Olii e grassi mg/l 0,5
20 Fenoli mg/l come C6H5OH 0,05
21 Coliformi totali n°/100 ml 2000
22 Coliformi fecali n°/100 ml 100
23 Streptococchi fecali n°/100 ml 100

(*) JTU: Unità di torbidità Jackson

Art. 55 IMPIANTI SPORTIVI
Si applicano le norme del Decreto Ministeriale 25.8.89 per tutte le discipline regolate da norme approvate dalle federazioni sportive nazionale riconosciute dal CONI.
Per altre discipline si procederà in analogia.
Per gli impianti sportivi di capienza complessiva inferiore alle 100 persone, le dotazioni igieniche per il pubblico vengono così stabilite: 1 servizio igienico per le donne, 1 per gli uomini; devono essere presenti spogliatoi e servizi con le caratteristiche definite dal D.M. 25.8.89 per gli atleti. Per sport non di squadra, quali il tennis, la dotazione di servizi per gli atleti si stabilisce in analogia con quanto indicato dal presente regolamento per i locali di lavoro.
Si deve dare applicazione a quanto previsto dalla L.R. n.35 del 27.4.90.
Art. 56 ESERCIZI DI TOELETTATURA ANIMALI
L'apertura di sale da toelettatura per cani e gatti (e/o altri animali ornamentali o di affezione) è subordinata all'autorizzazione del Dirigente dell’Ufficio comunale competente, previo parere del Servizio Veterinario dell'Azienda Usl.
I locali devono avere i pavimenti impermeabili con chiusino per lo scarico delle acque luride e di lavaggio che deve essere assicurato in modo igienico e razionale; le pareti lavabili e disinfettabili almeno sino all'altezza di m 2.
Devono inoltre essere dotati di impianti di acqua calda e di adeguate attrezzature per l'asciugamento e la tosatura degli animali, tenuto sempre in condizioni igieniche atte ad evitare la trasmissione di eventuali malattie.
Art. 57 AUTORIZZAZIONI AL COMMERCIO DI ANIMALI
Chiunque intenda attivare un impianto per il commercio di animali d'affezione, ornamentali, selvatici ed esotici deve essere in possesso dell'autorizzazione del Dirigente dell’Ufficio comunale competente su parere del Servizio Veterinario dell'Azienda Usl.
Art. 58 REQUISITI DEGLI ESERCIZI
Tutti gli esercizi in cui si vendono e si commercializzano o comunque si detengono animali d'affezione, ornamentali, selvatici ed esotici devono possedere i seguenti requisiti:
a) i locali nei quali vengono tenuti gli animali devono essere sufficientemente ampi in rapporto al numero delle specie animali oggetto di commercio. Particolari strutture devono essere previste per il ricovero di animali di grossa taglia ivi inclusi i rettili esotici e animali selvatici. Deve sempre essere garantito un confortevole ed adeguato contenimento degli animali che devono essere messi in condizione di non nuocere alle persone nel rispetto di rigorose norme di sicurezza;
b) i pavimenti dovranno sempre essere tali da consentire il deflusso delle urine e l'igienica raccolta delle feci e dotati di chiusino sifonato per la raccolta delle acque di lavaggio;
c) le pareti interne dei locali di vendita e degli ambienti destinati al ricovero devono essere di colore chiaro impermeabili e lavabili fino all'altezza di almeno m 2 dal suolo con spigoli ed angoli arrotondati.
d) i requisiti delle attrezzature di contenimento devono garantire la tutela del benessere animale, in relazione a: dimensioni delle gabbie, taglia e caratteristiche etologiche degli animali.
Per quanto attiene i requisiti di cimiteri per animali si rinvia a quanto indicato dal DL 508/92 art. 4.
Gli esercizi o negozi per il commercio di animali vivi devono inoltre essere muniti di:
1) adeguato armadio frigorifero per la conservazione di alimenti deperibili per l'alimentazione degli animali;
2) idonei contenitori per la raccolta di rifiuti e scarti, che dovranno essere rimossi giornalmente. Detti contenitori dovranno periodicamente essere disinfettati.
Art. 59 SEGNALAZIONI DI MORTALITA' DI ANIMALI
Ogni caso di morbilità e mortalità eccedente la media dovrà essere segnalato tempestivamente al Servizio Veterinario competente, che disporrà per gli eventuali provvedimenti.
Le carogne di animali venuti a morte all'interno dell'esercizio dovranno essere consegnate, entro 12 ore dal decesso, a struttura idonea allo smaltimento, salvo che l'esercente sia munito di congelatore specifico a tal uso dedicato.
Art. 59 bis DISCIPLINA DEI CENTRI DI TELEFONIA O “PHONE CENTER”
Fatte salve le disposizioni del Decreto Legislativo 1 agosto 2003 n. 259 e della Legge 155/2005, l’esercizio aperto al pubblico che pone a disposizione dei clienti apparecchi telefonici o personal computer o altri terminali telematici, utilizzati per fornire servizi telefonici e telematici, definito come “centro di telefonia” o “phone center”, deve essere effettuato in locali che abbiano i seguenti requisiti:
- allacciamento idrico e fognario;
- idonei sistemi di ventilazione naturale o di sistemi di aerazione artificiale in tutti i locali;
- idonea illuminazione naturale ed artificiale;
- un servizio igienico privo di barriere architettoniche attrezzato secondo le specifiche tecniche previste dalla legge per l’accessibilità.
Ove l’attività si svolga senza la presenza di personale (locali self-service), il locale dovrà, comunque, essere provvisto di un servizio igienico privo di barriere architettoniche attrezzato secondo le specifiche tecniche previste dalla legge per l’accessibilità.
All’interno del locale deve essere riservato un adeguato spazio di attesa, esclusa la superficie di magazzini, depositi e servizi. L’erogazione del servizio di telefonia non può consentire al cliente di usufruire dello stesso fuori dai locali del centro di telefonia.
Fatti salvi gli adempimenti previsti nel D.Lgs 259/2003 e dalla L 155/2005, l’interessato deve presentare al Comune una dichiarazione di inizio attività ai sensi dell’art. 19 della L 241/1990, in cui sia dichiarato il rispetto dei requisiti morali previsti dal D.Lgs 114/1998 e il rispetto delle disposizioni previste dal presente Regolamento. In base all’art. 6 della LR 6/2007 i locali devono avere la destinazione ad uso commerciale e rispettare i requisiti sopra indicati. Alla dichiarazione dovrà essere allegata:
- planimetria dei locali con dislocazione delle postazioni;
- dichiarazione in ordine agli estremi di riferimento del certificato di conformità edilizia ed agibilità dei locali;
- dichiarazione di conformità degli impianti elettrici e termici;
- una valutazione di impatto acustico redatta da un tecnico competente in acustica.
La conformità dei locali sarà verificata dall’AUSL e dai competenti uffici comunali.
Le attività già operanti nel territorio comunale (al momento dell’entrata in vigore delle presenti disposizioni) che non presentano i requisiti sopra descritti, sono tenute ad adeguare i locali ove hanno sede, entro e non oltre due anni dalla data di entrata in vigore delle presenti disposizioni e, in caso di inottemperanza, saranno adottati i provvedimenti di sospensione dell’attività, fino a quando gli esercizi non saranno conformi alle nuove disposizioni approvate con il presente atto. Entro due anni dalla data di entrata in vigore delle presenti disposizioni comunali, su istanza motivata del titolare, il Comune può decidere di autorizzare il proseguimento dell’attività dei centri di telefonia che siano in esercizio alla data di entrata in vigore delle disposizioni comunali, ma non in possesso dei requisiti minimi dei locali sopra indicati. Si applica in tal caso l’art. 7 c. 2 della LR 6/2007.
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Capitolo 3. - Piscine
Art. 60 CLASSIFICAZIONE E DEFINIZIONE
Si definisce piscina un complesso attrezzato per la balneazione che comporti la presenza di uno o più bacini artificiali utilizzati per attività ricreative, formative, sportive e terapeutiche, esercitate nell'acqua contenuta nei bacini stessi.
In base alla loro destinazione le piscine si distinguono in impianti di uso privato, collettivo e pubblico.
Le piscine sono di uso privato quando l'utilizzo avviene sotto la responsabilità diretta del proprietario o dei proprietari congiuntamente.
Le piscine sono di uso collettivo quando sono annesse a strutture collettive quali condomini, residence, multiproprietà, alberghi, camping, circoli sportivi, villaggi turistici, scuole, caserme ed altre istituzioni similari e sono fruibili solo dagli utenti delle predette strutture.
Sono invece di uso pubblico le piscine a cui chiunque può liberamente accedere, a pagamento o meno.
Per tutti gli impianti natatori l’allontanamento e lo smaltimento delle acque di rifiuto, ivi comprese quelle derivanti dal funzionamento degli impianti di alimentazione delle vasche, deve realizzarsi in conformità delle vigenti norme sulla tutela delle acque dall’inquinamento.
Art. 61 CARATTERISTICHE DEI BACINI DI USO PUBBLICO E COLLETTIVO

DIMENSIONAMENTO DELLE VASCHE
Nelle vasche per bambini (profondità max cm 60) il numero di frequentatori deve essere calcolato in ragione di mq 1,5 di specchio d'acqua per persona.
In tutte le altre vasche il numero massimo di frequentatori deve essere calcolato in ragione di mq 2 di specchio d'acqua per persona.

MORFOLOGIA DELLE VASCHE
La conformazione planimetrica delle vasche deve garantire la sicurezza dei bagnanti e consentire comunque un facile controllo visivo di tutte le parti del bacino al personale di vigilanza.
La conformazione delle vasche deve, inoltre, assicurare una completa, uniforme e continua circolazione dell'acqua in tutte le parti del bacino.
Le pareti delle vasche debbono avere caratteristiche costruttive tali da non costituire pericolo per la sicurezza dei bagnanti. Le eventuali prese di fondo dovranno essere dotate di griglie fisse e non amovibili.
Per tutte le vasche, nelle zone con profondità fino a m 1,80, la pendenza del fondo non deve superare il limite dell'8%.

SISTEMI DI TRACIMAZIONE
Si intende per acqua di tracimazione quella raccolta con sfioro non dipendente dalle variazioni di livello per la presenza dei bagnanti, ma dovuta alla portata di ricircolo, al reintegro ed ai fattori naturali accidentali (pioggia, vento, etc.).

Tutte le vasche debbono essere fornite di un sistema di tracimazione delle acque costituito da canali sfioratori perimetrali e/o da skimmer incassati nelle pareti al livello del pelo dell'acqua del bacino.
Il sistema di tracimazione con canali sfioratori, siano essi incassati nelle parti verticali che sul bordo orizzontale della vasca, deve essere obbligatorio per tutte le piscine con superficie superiore a m 200 e deve essere disposto almeno sui due lati più lunghi per piscine rettangolari. Per piscine di forme diverse lo sfioro deve interessare almeno il 75% del perimetro della vasca.
Per piscine con superficie di vasca inferiore a mq 200 possono essere utilizzati skimmer nel rapporto di uno ogni mq 25 di superficie di vasca.
I canali sfioratori ed eventuali vasche di compenso-recupero debbono essere rivestiti con materiali impermeabili e conformati in modo da consentire una facile pulizia. Le acque di lavaggio del bordo vasca non debbono defluire nel canale sfioratore.

SCALE E MANCORRENTI
Quando il dislivello tra bordo della vasca e fondo superi i cm 60 è necessario prevedere una o più scalette o gradini incassati in relazione alla conformazione della vasca.
Le scalette debbono essere munite di mancorrenti e debbono essere rigidamente ancorate alla struttura della vasca.

TRAMPOLINI
Quando sono previsti devono rispettare per tutti i tipi di impianto quanto previsto dalla Circolare del Ministero degli Interni n. 16/55.

QUALITÀ DEI MATERIALI
Sia il fondo che le pareti della vasca debbono essere di colore chiaro, rifiniti con materiale impermeabile e resistente all'azione dei comuni disinfettanti. Tutti gli spazi percorribili a piedi nudi debbono avere superficie antisdrucciolevole. I materiali in metallo devono resistere alla corrosione.

MARCATURE
Debbono essere apposte marcature sul bordo della vasca indicanti i valori minimi e massimi della profondità; inoltre debbono essere evidenziate a mezzo di marcatura le perimetrazioni in corrispondenza delle quali avviene una variazione della pendenza del fondo.

PRESIDI DI BONIFICA DEI FREQUENTATORI
L’accesso alle aree delle attività balneatorie deve avvenire attraverso un passaggio obbligato lungo il quale va disposta una vasca lavapiedi, lunga almeno 2 m, alimentata in modo continuo con acqua contenente una soluzione disinfettante e dotata di docce a zampilli.
Tale vasca deve essere realizzata dimensionalmente e strutturalmente in modo da rendere obbligatoria la doccia e l’immersione completa dei piedi, compresi gli zoccoli, nella soluzione stessa; deve avere un battente di almeno cm 16.

SPAZI PERIMETRALI INTORNO ALLA VASCA
Nelle piscine debbono essere previsti spazi piani privi di ostacoli transitabili lungo tutto il perimetro della vasca (banchine perimetrali) di larghezza non inferiore in ogni punto a m 2,00.
Le banchine perimetrali debbono avere una idonea pendenza per l'allontanamento delle acque; tale acqua deve essere direttamente convogliata in fogna senza possibilità di immissione in vasca o nel sistema di ricircolo.


SPAZI DIRETTAMENTE CONNESSI ALLE ATTIVITÀ NATATORIE E DI BALNEAZIONE
È necessario prevedere spazi comunque distribuiti ma direttamente connessi allo specchio d'acqua tali da consentire la sosta dei frequentatori.
Ove previsti, gli spazi relativi ad attività accessorie praticabili dai frequentatori debbono essere accessibili solo a piedi nudi e possedere idonee caratteristiche igienico-ambientali per assicurare condizioni di pulizia, comfort e sicurezza.
Nelle piscine all'aperto lo spazio da destinare a solarium dovrà avere una superficie non inferiore a due volte l'area dello specchio d'acqua.

DELIMITAZIONE SPAZI DI ATTIVITÀ
Gli spazi perimetrali intorno alla vasca e quelli direttamente connessi alle attività natatorie e di balneazione debbono essere delimitati da un elemento di separazione invalicabile dalle zone limitrofe.

ALTEZZA VANO VASCA
L'altezza del vano vasca, negli impianti coperti, misurata dal pelo libero dell'acqua, dovrà risultare non inferiore in ogni punto a m 3,50.

SPAZI PER GLI SPETTATORI
Ove sia presente una sezione per il pubblico comprendente posti per spettatori, gli spazi accessori, i servizi igienici, le aree ed i percorsi destinati al pubblico debbono essere indipendenti e separati da quelli destinati ai frequentatori delle vasche. Per quanto riguarda le caratteristiche dell’area destinata al pubblico vanno rispettate le norme di sicurezza emanate dal Ministero dell’Interno. Nel caso di contiguità tra l’area riservata al pubblico e quella destinata ai frequentatori delle vasche, va previsto un elemento di separazione in grado di evitare passaggi incontrollati attraverso le due zone. È necessario inoltre evitare che le acque di lavaggio delle superfici destinate al pubblico possano rifluire verso l’area di pertinenza dei frequentatori; a questo scopo si devono adottare opportuni sistemi di intercettazione per il convogliamento e la raccolta delle acque di lavaggio.
Art. 62 SPOGLIATOI
Negli impianti aperti al pubblico dovranno essere previsti un numero di spogliatoi o posti non inferiore al 20%, riducibile al 10% per impianti stagionali (scoperti), del numero massimo degli utenti calcolato sulla capienza dei bacini e distinti per sesso, considerando una uguale presenza di uomini e donne. Il proporzionamento di cui al comma precedente si applica agli spogliatoi usati a rotazione, che possono essere sia del tipo singolo sia del tipo comune.
Le cabine per gli spogliatoi singoli debbono avere pareti verticali distaccate dal pavimento per un'altezza non inferiore a cm 20 per assicurare una facile pulizia anche con l'uso di idranti.
Il pavimento degli spogliatoi deve essere rivestito con materiali resistenti all'azione dei disinfettanti in uso, impermeabili ed antisdrucciolevoli; esso dovrà essere fornito di griglie di scarico in grado di smaltire rapidamente le acque di lavaggio.
Un posto spogliatoio equivale ad una cabina singola e, per gli spogliatoi comuni, a mq 1,6.
L’altezza interna non deve essere inferiore a m 2,40.
Nelle strutture coperte dovranno inoltre essere previsti un numero di asciugacapelli, pari a quello degli spogliatoi.
Art. 63 SERVIZI IGIENICI
Nelle strutture di uso collettivo deve essere previsto almeno 1 wc ed 1 doccia di tipo chiudibile nelle immediate vicinanze della piscina.
Nelle strutture aperte al pubblico dovranno essere previsti almeno: 1 wc ogni 30 frequentatori ed 1 doccia ogni 20 frequentatori (di cui il 50% a box) ed 1 lavabo ogni 30 frequentatori. In ogni caso vanno previsti 2 settori distinti per sesso e proporzionati, considerando un'eguale presenza di uomini e donne con un numero minimo di 1 wc, 1 doccia ed 1 lavabo per settore e dotati di erogatori di sapone e idonei sistemi per l'asciugatura delle mani.
Art. 64 IGIENE DELL’AMBIENTE
CLASSIFICAZIONE E REQUISITI DELLE ACQUE UTILIZZATE
a) L'acqua di approvvigionamento, che è quella utilizzata per l’alimentazione delle vasche (riempimento e reintegro) deve possedere, fatta eccezione per la temperatura, tutti i requisiti di potabilità previsti dalle vigenti norme. Sono escluse le piscine alimentate ad acqua salata.
b) L'acqua di immissione in vasca è quella costituita sia dall'acqua di ricircolo che da quella di reintegro opportunamente trattate per assicurare i necessari requisiti.
c) L’acqua contenuta in vasca è quella presente nel bacino natatorio e pertanto a diretto contatto con i bagnanti.
Le caratteristiche chimico-fisiche e batteriologiche delle acque utilizzate, ad esclusione di quelle salate, dovranno essere conformi a quanto stabilito dalla circolare n. 128 del 16/7/71, circ. n. 86 del 15/6/72 e della circ. n. 32 Regione Emilia-Romagna del 28/7/1994.
Per gli impianti di nuova realizzazione alimentati da acqua salata, dovrà essere presentata, contestualmente al progetto edilizio, dettagliata documentazione tecnica, inerente le caratteristiche impiantistiche e di filtrazione/disinfezione che saranno valutate dal competente servizio A.Usl.
L’acqua contenuta in vasca dovrà rispettare i requisiti previsti dalla Tabella A dell’Allegato 1 dell’Accordo Stato Regioni del 16 gennaio 2003 sugli aspetti igienico-sanitari per la costruzione, la manutenzione e la vigilanza delle piscine ad uso natatorio.

REQUISITI TERMOIGROMETRICI E DI VENTILAZIONE
Per le piscine coperte, nella sezione delle attività natatorie e di balneazione, la temperatura dell'aria dovrà risultare non inferiore alla temperatura dell'acqua in vasca. L'umidità relativa dell'aria non dovrà superare in nessun caso il valore limite del 70%. La velocità dell'aria in corrispondenza delle zone utilizzate dai frequentatori non dovrà risultare superiore a 0,15 m/s e dovrà assicurarsi un ricambio di aria esterna di almeno 20 m3/h per metro quadrato di vasca.
Nelle altre zone destinate ai frequentatori (spogliatoi, servizi igienici, pronto soccorso) la temperatura dell'aria dovrà risultare non inferiore a 24°C, assicurando un ricambio dell'aria non inferiore a 4 volumi/h.

REQUISITI ILLUMINOTECNICI
Nelle sezioni delle attività natatorie e di balneazione l'illuminazione artificiale dovrà assicurare condizioni di visibilità tali da garantire la sicurezza dei frequentatori ed il controllo da parte del personale.

REQUISITI ACUSTICI
Nella sezione delle attività natatorie e di balneazione delle piscine coperte, il tempo di riverberazione non dovrà in nessun punto essere superiore a 1,6 sec. Il livello di rumore, generato dagli impianti e da altre sorgenti installate, non deve superare il limite di 50 dBA, commisurato come livello massimo ambientale.
Art. 65 CARATTERISTICHE IMPIANTI TECNICI DELLE PISCINE AD USO PUBBLICO E COLLETTIVO
Tutti gli impianti e relativi accessi debbono essere facilmente identificabili attraverso segnaletiche che ne indichino la funzione; la loro distribuzione deve rispondere a criteri di ordine e razionalità per assicurare una facile sorveglianza e manutenzione.
Per quanto possibile debbono adottarsi sistemi automatici di controllo e di manovra degli impianti tecnologici.

CIRCOLAZIONE DELL'ACQUA NELLE VASCHE
Le canalizzazioni di immissione e di ripresa dell'acqua nelle vasche debbono essere predisposte in modo che in ogni parte della vasca l'acqua venga di continuo riciclata e non si creino zone di ristagno.
La temperatura dell'acqua in vasca deve risultare uniforme in tutto il bacino. I prodotti disinfettanti e gli altri additivi debbono risultare uniformemente distribuiti nella massa d'acqua, in quantità tali da assicurare all'acqua stessa i requisiti richiesti dal presente Regolamento.

RICICLI
L'acqua di ogni vasca deve essere completamente riciclata nell'impianto di trattamento rispettando i seguenti tempi massimi:
Tipo di vasca Tempi massimi di riciclo
  •  
vasche per bambini (h max 60 cm) 1 ora
  •  
vasche ricreative e di addestramento al nuoto 4 ore
  •  
vasche ricreative attrezzate (idroscivoli) 3 ore

REINTEGRI E RINNOVI
Nelle piscine per le quali il numero giornaliero dei frequentatori è valutabile, deve essere immessa nelle vasche una quantità di acqua di reintegro, giornalmente e con uniforme continuità, pari ad almeno 30 litri per frequentatore.
Nelle piscine per le quali l'attività balneatoria non è programmabile, deve essere immessa nelle vasche, giornalmente e con uniforme continuità, una quantità d'acqua di reintegro pari ad almeno il 5% del volume d'acqua in vasca.

ALIMENTAZIONE DELLE VASCHE
Le acque di ricircolo possono essere trattate in un unico impianto a condizione che ogni vasca possegga il proprio dispositivo di alimentazione dell'acqua e che l'apporto di disinfettante corrisponda ai fabbisogni delle singole vasche.
Debbono essere previsti dispositivi per il facile controllo delle portate per ogni singola vasca ed il prelievo di campioni di acqua per analisi: dalla tubatura dell'acqua di approvvigionamento, dalla tubatura dell'acqua di immissione all'entrata in vasca, dalla tubatura dell'acqua di riciclo all'uscita dalla vasca.

POMPE
Le pompe di circolazione in servizio debbono essere in numero pari a quello dei filtri. Deve essere comunque installato un numero supplementare di pompe predisposte per una rapida attivazione ed atte a garantire una adeguata riserva.

FILTRI
Il numero delle unità filtranti in servizio è subordinato alle dimensioni ed alle caratteristiche dell'impianto ed in ogni caso non dovrà essere inferiore a 2; dovranno essere installate apparecchiature idonee per l'accertamento dell'efficienza del filtro. L'acqua di risciacquo deve essere scaricata in conformità alle vigenti norme sulla tutela delle acque dall'inquinamento.

DISINFEZIONE
L'acqua da immettere in vasca deve contenere una sostanza disinfettante ad azione residua. Le apparecchiature per il dosaggio dei disinfettanti debbono essere preferibilmente di tipo automatico con dispositivi idonei a registrare e regolare in continuo il mantenimento delle concentrazioni imposte agli agenti disinfettanti nell'acqua delle singole vasche.

DEPOSITO MATERIALI
I materiali per la pulizia, per la disinfezione ambientale ed i prodotti chimici impiegati per il trattamento dell'acqua devono essere conservati in appositi locali asciutti ed aerati. I prodotti chimici impiegati per il trattamento dell'acqua devono essere conservati nelle loro confezioni originali. I materiali di consumo debbono risultare approvvigionati in quantità tale da assicurare in qualsiasi momento una scorta sufficiente a coprire le esigenze di impiego.

Art. 66 PRONTO SOCCORSO
Ogni piscina di uso pubblico deve essere dotata di un presidio di primo soccorso ad uso esclusivo dei frequentatori; esso è costituito da un ambiente di almeno 9 mq adeguatamente illuminato ed aerato, per consentire prestazioni di soccorso ad infortunati.
Il locale di pronto soccorso dovrà essere dotato di:
a) lavabo;
b) rivestimento lavabile;
c) lettino;
d) armadietto di pronto soccorso suddiviso in due parti di cui una contenente materiale per piccoli interventi senza ausilio sanitario (garze, cotone idrofilo, bende sterili, disinfettanti e pomate, etc.) L’altra dovrà contenere materiali usabili solo dal medico o personale qualificato (equipaggiamento chirurgico semplice, farmaci, siringhe, pallone Ambu, etc.).
L’utilizzo del materiale dovrà essere disposto dal personale responsabilizzato e sempre presente (es. assistente ai bagnanti). Sull’armadietto dovrà essere posto in modo ben visibile un cartello recante precise indicazioni per reperire, in qualsiasi momento, personale sanitario qualificato.
Il locale adibito a primo soccorso deve essere chiaramente segnalato ed agevolmente accessibile dalla vasca e deve consentire la rapida e facile comunicazione con l’esterno attraverso percorsi agibili anche con l’impiego di lettighe.
Le piscine di tipo collettivo dovranno essere dotate di un armadietto di pronto soccorso, con le caratteristiche sopra citate e posizionato in un luogo idoneo e di facile accesso.
Art. 67 DOTAZIONE DI PERSONALE, DI ATTREZZATURE E MATERIALI (per impianti collettivi o aperti al pubblico)
Ai fini dell'igiene, della sicurezza e della funzionalità delle piscine si individuano le seguenti figure professionali:
a) responsabile della piscina,
b) assistente bagnanti,
c) addetto agli impianti tecnologici,
d) personale per le prestazioni di primo soccorso.

a) Il responsabile della piscina risponde giuridicamente ed amministrativamente della gestione dell'impianto. Durante il periodo di funzionamento della piscina deve essere assicurata la presenza del responsabile o di altra persona all'uopo incaricata.
b) L'assistente bagnanti, abilitato alle operazioni di salvataggio e di primo soccorso ai sensi della normativa vigente, vigila gli spazi perimetrali intorno alla vasca. In ogni piscina dovrà essere assicurata la presenza continua di almeno un assistente bagnanti. Per gli impianti di uso pubblico dovrà comunque essere rispettato quanto prescritto dall'autorizzazione all'apertura.
Nel periodo di utilizzazione delle vasche per corsi di addestramento, allenamento sportivo o gare è sufficiente la presenza al bordo vasca degli istruttori e/o allenatori, purché abilitati alle operazioni di salvataggio e primo soccorso.
c) L'addetto agli impianti tecnologici ha il compito di garantire il corretto funzionamento degli impianti. Il sopraccitato compito può essere assicurato anche con appositi contratti da ditte esterne che garantiscano un pronto intervento.
d) Le prestazioni di primo soccorso devono essere assicurate, durante tutto il periodo di funzionamento dell'impianto, da personale della piscina che dovrà essere all'uopo formato, attraverso uno specifico addestramento teorico - pratico, in ossequio alle vigenti disposizioni in materia sia nazionali che regionali.
In adiacenza del bordo vasca devono essere posti a disposizione, per un loro pronto impiego, salvagenti regolamentari dotati di fune di recupero
Art. 68 GESTIONE
1. In tutti gli ambienti della piscina, quotidianamente, deve essere praticata una accurata pulizia con allontanamento di ogni rifiuto. Nella sezione per le attività natatorie e di balneazione e nei servizi igienici, in particolare nelle zone con percorsi a piedi nudi, la pulizia, che deve estendersi anche alle superfici verticali, deve essere completata da una accurata disinfezione giornaliera, utilizzando soluzioni disinfettanti che corrispondano a requisiti di efficacia e di innocuità. Nei percorsi a piedi nudi è vietato l'uso di stuoie o tappeti di qualsiasi tipo.
2. Ogni piscina deve essere dotata di attrezzature idonee alla pulizia del fondo e delle pareti della vasca, a vasca piena, nonché di attrezzature per l'asportazione di materiali galleggianti.
3. Nella piscina debbono essere collocati contenitori asportabili, per rifiuti solidi, in numero adeguato.
4. All'ingresso dell'impianto deve essere esposto, ben visibile, il regolamento relativo al comportamento dei frequentatori. Questi, prima di accedere alle vasche, debbono sottoporsi ad accurata doccia. Nei percorsi a piedi nudi è obbligatorio per i frequentatori l'uso di zoccoli di legno o ciabattine di plastica o gomma; scarpette da ginnastica sono consentite solo al personale di servizio per uso esclusivo durante l'orario di lavoro. L’osservanza degli obblighi sopra descritti è demandata al responsabile della piscina.
5. Per le piscine di uso pubblico, il responsabile della gestione della piscina, deve curare la tenuta di un registro relativo a ciascuna vasca dell'impianto. Detto registro deve essere quotidianamente aggiornato, conservato all'interno della piscina e disponibile in caso di controllo e/o ispezione.
6. In tale registro, oltre alle caratteristiche tecnico funzionali dell'impianto, devono essere riportati: la quantità totale giornaliera delle singole sostanze utilizzate per il trattamento dell'acqua o la disinfezione delle superfici, le operazioni effettuate e la verifica di pH e Cloro libero da effettuare e registrare ogni 3 ore di apertura.
7. Per le piscine di uso collettivo dovrà essere assicurato un controllo di pH e cloro libero almeno due volte al giorno, annotando i risultati su un quaderno di impianto a disposizione dell’autorità di controllo.
8. Per le piscine ad uso pubblico dovrà inoltre essere registrato il numero dei frequentatori.
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Capitolo 4. - Caratteristiche generali degli ambienti adibiti a locali di lavoro
  
Art. 69 CAMPO DI APPLICAZIONE
Sono sottoposti alle disposizioni contenute nel presente capo tutti gli edifici, pubblici e privati, destinati ad attività industriale, artigianale, commerciale, agricolo, di prestazione di servizio e di deposito, o comunque di utilizzazione collettiva, anche se svolta temporaneamente o saltuariamente.
Art. 70 CLASSIFICAZIONE DEI LOCALI
I locali di cui all'art. 69 del presente capo sono così classificati:
Categoria C1: locali destinati all'attività propria dell'azienda, nella sua articolazione di lavorazione, attività amministrativa, o magazzinaggio, commercio, prestazione di servizi, spettacoli o pubbliche riunioni di persone.
Categoria C2: locali accessori all'attività propria, comuni alle varie tipologie, che abbisognano di caratteristiche specifiche pur non comportando la presenza costante o prolungata di persone: servizi igienici, docce, spogliatoi, mense, ambulatori aziendali, locali di riposo, locali tecnici, garage.
Categoria C3: altri locali, non adibiti a postazione di lavoro, quali disimpegni, ripostigli, depositi in cui non sia prevista la presenza fissa di personale o l’uso di macchine operatrici, archivi.
Art. 71 CARATTERISTICHE DEI LUOGHI DI LAVORO
I luoghi di lavoro devono presentare le caratteristiche strutturali previste dal presente RCI, essere dotati delle infrastrutture utili a garantire la sicurezza delle persone ivi impegnate, in particolare per attività che possono comportare, a parere dei Servizi del Dipartimento di Prevenzione, operazioni pregiudizievoli per la salute, l’adozione delle necessarie soluzioni progettuali e/o impiantistiche utili ad eliminare, ridurre o minimizzare l’impatto sull’ambiente di lavoro delle lavorazioni effettuate.
Chiunque intenda avviare o rilevare un’attività industriale, artigianale, una fabbrica, un laboratorio, un’attività di prestazione di servizi, anche se non soggette alle norme commerciali, con l’esclusione di quelle per cui è specificamente richiesta dalla normativa vigente un’autorizzazione sanitaria, dovrà darne preventiva comunicazione all’Ufficio comunale competente e all’Azienda Unità sanitaria locale di Ravenna, dichiarando sotto la propria responsabilità il possesso di tutti i requisiti, ovvero di tutte le autorizzazioni e nulla osta previsti dalla vigente normativa. Allo scopo dovrà essere utilizzata apposita modulistica.
Per le lavorazioni insalubri la comunicazione di cui sopra vale come notifica ai sensi dell’art. 216 del T.U.LL.SS.
Le funzioni di vigilanza e ispezione sulle attività suddette sono demandate ai competenti Servizi della Azienda Usl e dell’ARPA.
Per le attività con più di 3 addetti la suddetta comunicazione è valida come notifica ai sensi dell’art. 48 del DPR 303/56.
Art. 72 ALTEZZA DEI LOCALI
Per i locali di categoria C1 l'altezza media è di m 3 con l’esclusione dei locali destinati ad uffici ed i locali delle aziende commerciali per i quali l’altezza minima è di m 2,70.
Per le attività con un massimo di 5 addetti è ammessa un'altezza minima di m 2,70 purché non ci si trovi nelle seguenti condizioni:
- attività di cui all'art. 33 del DPR 303/56;
- altre attività che possano comportare, a parere del Dipartimento di Prevenzione, operazioni pregiudizievoli per la salute degli addetti.
Per i locali di categoria C2 l'altezza media è definita negli articoli specifici.
Per i locali di categoria C3 l'altezza media è di m 2,40.
Fermi restando i limiti così definiti, nel calcolo dell'altezza media non vanno computati gli spazi di altezza minima inferiore a m 1,80; tali spazi devono essere opportunamente evidenziati negli elaborati di progetto.
Le disposizioni del presente articolo sostituiscono quelle del Regolamento Edilizio.
Art. 73 SUPERFICIE DEI LOCALI
La superficie minima dei locali di categoria C1 non deve essere inferiore a 14 mq; in ogni caso, la superficie dei locali di lavoro deve essere tale da consentire una organizzazione del lavoro, una dislocazione delle attrezzature, delle zone di deposito, dei passaggi e delle vie di uscita rispondenti a criteri di funzionalità per la tutela e l'igiene degli addetti, dei materiali e di chiunque acceda legittimamente ai locali stessi.
Per gli uffici si deve tener conto del rapporto: mq 6 per addetto, con un minimo di mq 9.
Per i locali di categoria C2 la superficie minima è definita agli articoli specifici.
Art. 74 LOCALI INTERRATI E SEMINTERRATI
Di norma è vietato adibire a luoghi di lavoro locali chiusi interrati e seminterrati.
Quando ricorrono particolari esigenze tecniche può essere derogato da quanto sopra con esplicita autorizzazione dei Servizi del Dipartimento di prevenzione.
Nell'ambito della deroga dovranno essere previsti specifici presidi tecnici integrativi per aerazione e illuminazione e i locali dovranno soddisfare i seguenti parametri:
- quota massima piena della fognatura di scarico o falda freatica al di sotto del piano di posa del vespaio;
- pavimento a superficie unita e impermeabile, muri protetti efficacemente contro l'umidità del suolo.
Non è ammessa deroga per lavorazioni o depositi con pericolo di esplosione e/o incendio, con sviluppo di emanazioni nocive o sviluppo di elevate temperature.
I locali interrati o seminterrati al di fuori delle zone soggette ad ingressione marina possono essere destinati ad usi che comportino permanenza di persone quali magazzini di vendita, sale di esercizi, pubblici, mense, quando siano in possesso dei seguenti requisiti:
Altezza e superfici
Altezza e superfici minime utili secondo gli indici previsti dal presente regolamento per le specifiche destinazioni d’uso. In caso di soffitto a volta il requisito altezza si intende soddisfatto dalla media delle altezze misurate in almeno tre punti della volta stessa.
Scale
Fatti salvi i requisiti previsti dagli artt. 35, 48, 51 del Capo V della circolare del Ministero dell’Interno n. 16 del 15 febbraio 1951, almeno una scala dovrà avere una larghezza di rampa non inferiore a m 1,20. Sono ammesse, in aggiunta, scale con larghezza di rampa minore, ma comunque non inferiore a m 0,80. Nelle scale l’illuminazione artificiale dovrà assicurare sempre livelli di luce non inferiore a 50 lux e dovranno essere previste idonee luci di emergenza in caso di interruzione dell’energia elettrica. Nei vani scala non è consentito inoltre il passaggio delle tubazioni di adduzione del gas. Scale di sicurezza saranno prescritte secondo il tipo di esercizio e la sua ricettività globale, compreso il personale di servizio.
Scarichi idrici
Le acque di scarico devono confluire in collettori che non possano dar luogo a rigurgiti; le condutture devono essere adeguatamente isolate e protette.
Qualora vengano previsti impianti di sollevamento delle acque, l’impianto elettrico dovrà essere dotato di sistema di emergenza (generatore di corrente).
Umidità
I locali dovranno essere adeguatamente isolati dall’umidità del suolo e da quella derivante dagli agenti atmosferici. Dovranno possedere dispositivi tecnici tali da assicurare sia nelle pareti laterali che nei divisori interni una buona ventilazione naturale: in specifico i locali dovranno avere pavimento unito ed impermeabile, muri adeguatamente ventilati.
Ventilazione
Tutti i locali che non possiedono una sopraelevazione minima pari alla metà della loro altezza dal piano del marciapiede o cortile interno, e che comunque non siano provvisti di idonee finestre apribili sull’esterno, tali da consentire una uniforme aerazione dei locali, dovranno essere dotati di idoneo impianto di ventilazione con le caratteristiche fissate dal D.M. 18 maggio 1976 e dalle prescrizioni particolari. Le prese d’aria esterne devono essere sistemate di norma alla copertura e comunque ad una altezza di almeno 3 m dal suolo se si trovano in un cortile non adibito a parcheggi ed ameno di 6 m se su spazi pubblici.
Illuminazione artificiale
L’intensità, la qualità e la distribuzione delle sorgenti di luce artificiale negli ambienti devono essere idonee al compito visivo.
Deve comunque essere garantita una resa cromatica compresa tra il 70 e il 95% e una temperatura di colore compresa tra i 3.500 e i 4.000 °K.
L’impianto elettrico di illuminazione deve essere alimentato dal quadro di distribuzione separatamente da quello di forza motrice e le luci fluorescenti dovranno essere tra loro sfasate elettricamente.
Dovranno essere previste luci di emergenza in numero idoneo.
L’impianto elettrico di illuminazione e l’impianto di forza motrice dovranno comunque essere realizzati a regola d’arte, in conformità a quanto previsto dalle norme CEI. Dovrà essere realizzato l’impianto di messa a terra.
Art. 75 USCITE
Tutti i luoghi di lavoro devono essere evacuabili rapidamente e in piena sicurezza, conformemente alla normativa vigente in tema di sicurezza dei luoghi di lavoro (DPR 547/55 come modificato dal D.Lvo 626/94) e comunque alla normativa di prevenzione incendi, ove applicabile. Per i locali di pubblico spettacolo e gli impianti sportivi valgono le disposizioni specifiche (Circolare Min. LL.PP. n 16/51; DPR 25.8.89).
Art. 76 SOPPALCHI
Ai fini del rispetto dei requisiti prestazionali igienici, nonché per quanto riguarda la sicurezza dei luoghi di lavoro, i soppalchi sono considerati come piani distinti e devono avere tutti i requisiti previsti per gli ambienti di lavoro; il vano ricavato nella parte soprastante può essere di altezza inferiore ai minimi regolamentari solo se utilizzato come vano tecnico e di deposito.
Art. 77 SCALE E PARAPETTI
Si fa riferimento alla normativa vigente in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro (artt. 13, 14, 15 del DPR 547/55), di locali di pubblico spettacolo, di impianti sportivi, di superamento delle barriere architettoniche.
In ogni caso lo spazio utile della scala non può avere larghezza inferiore a 80 cm; le scale aggettanti sul vuoto devono essere munite di parapetto normale alto almeno 1 metro, le altre di corrimano. Il corrimano deve essere presente su entrambi i lati se la scala è di larghezza superiore a m 1,20.
Le scale a chiocciola sono ammesse in locali uso deposito, nei magazzini e negli uffici, alle seguenti condizioni:
- larghezza minima del passaggio utile m 0,80 (pedata minima m 0,25);
- pedata minima a scendere m 0,25, che deve essere garantita alla distanza di m 0,30 misurata sul lato interno;
- alzata massima m 0,24.
Art. 78 DOTAZIONE DI SERVIZI
Tutti i luoghi di lavoro devono essere dotati di servizi igienici e lavandini.
Le docce quando già non espressamente previste da norme specifiche, devono essere messe a disposizione dei lavoratori quando il tipo di attività o la salubrità lo esigono e devono essere presenti nelle attività in cui vengono eseguite lavorazioni insudicianti o che espongono a polverosità; gli spogliatoi devono essere presenti quando i lavoratori devono indossare indumenti di lavoro specifici.
Devono invece essere sempre a disposizione dei lavoratori attrezzature per riporre i propri indumenti chiusi a chiave durante il tempo di lavoro.

I servizi igienici per gli addetti devono essere previsti separati per uomini e donne; quando ciò sia impossibile a causa di vincoli urbanistici o architettonici e nelle aziende che occupano lavoratori di sesso diverso in numero non superiore a 10, è ammessa un’utilizzazione separata degli stessi; negli altri casi devono essere distinti per sesso, in numero non inferiore a 1 ogni 10 (o frazione di 10) persone occupate e contemporaneamente presenti. I servizi igienici devono avere dimensioni minime di mq 1,2 e altezza minima di m 2,40. Devono essere collocati in modo da evitare percorsi esterni al fabbricato, salvo casi particolari; in ogni caso devono essere collocati razionalmente e in prossimità dei posti di lavoro, dell'eventuale locale di riposo, degli spogliatoi, delle docce o lavabi. Quando l’accesso avviene da un locale di categoria C1 o da locali mensa i servizi igienici devono essere accessibili attraverso un antibagno, nel quale di norma è collocato il lavandino.
Va assicurata la ventilazione dotando il locale di finestra completamente apribile comunicante con l'esterno di almeno mq 0,40; in alternativa è ammessa una ventilazione artificiale che assicuri, se in discontinuo, almeno 10 ricambi/ora con mantenimento dell'aspirazione, collegata all'accensione della luce, per tre minuti successivi all'uscita dal servizio; se in continuo, almeno 5 ricambi /ora.

Lavandini: devono essere in numero minimo di uno ogni 5 lavoratori contemporaneamente presenti, dotati di mezzi detergenti e per asciugarsi.

Docce: almeno una ogni 10 lavoratori contemporaneamente presenti, distinte per sesso o con una utilizzazione separata. Devono avere superficie minima di mq 1,6, comprensivo dello spazio necessario per rivestirsi; e altezza di almeno m 2,40. Devono essere in comunicazione con gli spogliatoi. L'aerazione naturale deve essere garantita con finestre apribili comunicanti con l'esterno di superficie pari ad almeno 1/8 della superficie utile delle docce; possono in alternativa essere aerate attraverso comunicazioni con gli spogliatoi, alle condizioni precisate al paragrafo seguente.

Spogliatoi: mq 1,2 per addetto; altezza minima m 2,40.
La superficie finestrata minima per garantire illuminazione e ventilazione naturali deve essere almeno 1/8 della superficie utile dello spogliatoio.

Nel caso non sia possibile il rispetto dei parametri sopra indicati è ammessa l'illuminazione artificiale e un ricambio forzato dell'aria pari ad almeno 10 volumi /ora, se in discontinuo, 3 se in continuo.
Il ricambio dell'aria deve essere continuo e pari ad almeno 3 volumi/ora se le docce comunicano con gli spogliatoi e sono sprovviste di propria aerazione naturale.
Gli spogliatoi devono essere dotati di armadietti personali a doppio scomparto.
Devono essere riscaldati durante la stagione fredda e muniti di sedili.
Tutti i locali di cui sopra devono essere di agevole pulizia.
Servizi igienici, docce, spogliatoi devono avere pareti e pavimenti fino ad un’altezza di m 1,60 (m 2 in corrispondenza della doccia) rivestiti in materiale impermeabile e facilmente lavabile.
Art. 79 LOCALI DI RIPOSO - REFETTORI - MENSE - CAMERA DI MEDICAZIONE/AMBULATORIO AZIENDALE
La necessità di tali locali è stabilita in base alle dimensioni aziendali, all'organizzazione del lavoro, al tipo e quantità di rischi presenti nell'attività, e comunque quando espressamente previsti dal DPR 303/56 come modificato dal D.Lvo 626/04.
Tali locali devono essere facilmente accessibili, forniti di sufficiente aeroilluminazione naturale, di altezza non inferiore a m 2,70, di riscaldamento nella stagione fredda. Le dimensioni vanno così calcolate:
- locale di riposo e refettori o mense: superficie di mq 2 per utilizzatore previsto, con minimo di mq 12;
- camera di medicazione o ambulatorio aziendale: superficie mq 12.
Il locale di riposo deve essere dotato di misure adeguate per la protezione dei lavoratori dal fumo (aerazione artificiale). Il locale di riposo si può identificare con il refettorio qualora questo sia adeguatamente attrezzato per tale funzione e l'organizzazione del lavoro lo consenta.
I locali di pronto soccorso e le camere di medicazione devono essere facilmente accessibili con barelle e devono essere collocati nell'ambito dell'insediamento in posizione tale da essere rapidamente raggiungibili dai posti di lavoro, nonché razionalmente ubicati rispetto agli accessi carrabili dell'insediamento.
Art. 80 RISCALDAMENTO, AERAZIONE
Riscaldamento: I locali di lavoro devono essere adeguatamente riscaldati, assicurando il benessere termico in relazione all'attività svolta. Fatte salve particolari esigenze connesse alle tecniche di lavorazione, valutate dal Dipartimento di Prevenzione, le temperature minime da assicurare sono le seguenti:
- temperatura minima: 16 °C
- per lavori sedentari : 18-20 °C
- per docce e spogliatoi: 20 °C

Aerazione naturale: i locali di lavoro devono essere dotati di aerazione naturale assicurata da una superficie finestrata apribile pari ad almeno 1/16 della superficie del pavimento; di questa, almeno il 50% deve essere collocata a parete. Le aperture finestrate devono essere preferibilmente situate su lati contrapposti, e comunque devono essere tali da garantire un rapido ricambio dell'aria.

Aerazione artificiale: Eventuali sistemi di ventilazione forzata, climatizzazione o condizionamento non possono essere sostitutivi della ventilazione naturale tranne nei casi in cui l'apertura di finestre contrasti in maniera dimostrabile con le esigenze tecniche o tipologiche delle attività svolte. Tali sistemi possono essere integrativi della ventilazione naturale qualora sia impossibile raggiungere gli standard suindicati e/o le condizioni di lavoro richiedano ricambi aggiuntivi.
L'impianto di aerazione artificiale ha lo scopo di assicurare i ricambi d'aria necessari per il benessere delle persone. L'allontanamento degli inquinanti che si producono a seguito della particolare attività svolta deve essere oggetto di valutazione separata per individuare le modalità idonee per la protezione sanitaria dei lavoratori, la sicurezza della lavorazione, la protezione dell'ambiente esterno.
I ricambi orari devono essere riferiti al tipo di attività svolta e assicurati da flussi razionalmente distribuiti, in modo da evitare sacche di ristagno. La velocità dell'aria nella zona occupata dalle persone non deve superare 0,15 m/sec, ma è consigliabile abbia valori inferiori, eccetto che in stretta vicinanza delle bocchette di mandata, dove può avere valori superiori, sempre che l'ubicazione e la forma delle bocchette siano studiate in modo da non arrecare disturbo.
L'aria di rinnovo deve essere prelevata da punti non direttamente inquinabili e preventivamente filtrata almeno dalle polveri, con filtri atti a trattenere le impurità solide di dimensioni maggiori di 50 micron e almeno il 90% di quelle di dimensioni comprese fra 50 e 0,5 micron. Deve essere assicurata una regolare manutenzione dei filtri.
La portata d'aria in ingresso non deve essere inferiore a 15 mc/ora per persona soggiornante negli ambienti, da elevare a 20-30 mc/ora/persona se e in quanto si preveda che le persone possano fumare.
Valori di riferimento per i ricambi d'aria consigliati per varie tipologie di attività possono essere desunti dalle tabelle ASHRAE e ACGIH.
La progettazione degli impianti di aerazione forzata negli edifici adibiti ad attività lavorative deve essere fatta nel rispetto delle norme UNI.
Art. 81 ILLUMINAZIONE NATURALE
I locali di lavoro devono essere illuminati con luce naturale.
La superficie illuminante deve corrispondere ad 1/8 della superficie del locale ed almeno il 50% di essa deve essere collocata a parete. In caso di aperture a sheed o a lanterna la quota parete può essere ridotta al 25%.
Per locali con superficie utile superiore a mq 1000 la superficie illuminante può essere 1/10 della superficie pavimentata.
La superficie vetrata dei portoni si computa ai fini del soddisfacimento del requisito della illuminazione naturale, mentre la superficie aerante naturale minima deve essere assicurata dalla finestratura.
Le superfici vetrate devono essere disposte in modo da garantire un illuminamento uniforme del locale.
In ogni caso deve essere garantito il rispetto del valore minimo del 2% del fattore medio di luce diurna nei locali di attività principale.
Art. 82 ILLUMINAZIONE ARTIFICIALE
L'intensità, la qualità la distribuzione delle sorgenti luminose devono essere idonee allo svolgimento del compito visivo.
La temperatura di colore deve essere correlata al livello di illuminamento.
L'impianto di illuminazione deve essere alimentato dal quadro elettrico di distribuzione separatamente da quello di forza motrice.
La collocazione delle lampade deve essere tale da evitare abbagliamenti diretti e/o riflessi e la proiezione sulla postazione di lavoro di ombre che possano ostacolare il compito visivo.
Negli stabilimenti e negli ambienti di lavoro in genere devono esistere mezzi di illuminazione di emergenza da impiegare in caso di necessità.
Art. 83 POSTI DI LAVORO A VIDEOTERMINALE
I posti di lavoro a videoterminale devono essere concepiti e realizzati in accordo con quanto previsto dall'allegato VII al D.Lvo 626/94.
Art. 84 MAGAZZINI
Per magazzini si intendono locali destinati a stoccaggio di materie prime, intermedi, imballaggi, prodotti finiti cui abitualmente si accede durante lo svolgimento della attività propria dell'azienda.
I magazzini devono avere i medesimi requisiti dei locali di lavoro (categoria C1) con possibilità di riduzione dei parametri di illuminazione naturale qualora il tipo di materiale stoccato risenta negativamente dell'esposizione alla luce. Deve peraltro essere presente una luminosità sufficiente all'ispezione e alla movimentazione senza rischi del materiale. La ventilazione naturale deve essere assicurata; se il materiale in stoccaggio è suscettibile di rilasciare sostanze tossiche o comunque pericolose va assicurato anche un ricambio d'aria artificiale progettato opportunamente in ragione delle caratteristiche chimico-fisiche delle sostanze in questione.
I servizi agricoli in relazione al loro effettivo uso devono rispettare le norme di cui al presente articolo quando sono destinati allo stoccaggio dei prodotti o quelle di cui all’art. 32 quando sono destinati al ricovero macchine agricole.
Art. 85 DIFESA DAGLI AGENTI NOCIVI CHIMICI, FISICI O BIOLOGICI
Deve essere data applicazione a quanto previsto dal capo II del DPR 303/56, dal D.Lvo 626/94, dal D.Lvo 277/91, dal DPR 185/84, dal R.D. 147/27 e ad ogni altra normativa specifica riguardante la difesa della salute dei lavoratori.
L'organizzazione degli spazi di lavoro deve essere tale da ridurre comunque al minimo il numero dei lavoratori esposti a rischio.
La progettazione dei luoghi e dei posti di lavoro e degli impianti deve essere consona agli obiettivi di protezione dei lavoratori dai rischi dell'esposizione a rumore, assicurando nel contempo il rispetto dei limiti di rumorosità in esterno fissati dalla normativa vigente nazionale e/o dalla zonizzazione comunale; il rumore inoltre non deve essere propagato ai locali di attività lavorative contigue. A tal fine, nella progettazione devono essere considerati i valori di potenza sonora delle macchine da installare, il loro numero, le caratteristiche di fonoisolamento e fonoassorbimento dei materiali di costruzione.
I materiali impiegati in funzione fonoassorbente non devono contenere fibre di amianto e devono comunque essere scelti e installati in modo da non rilasciare nell'ambiente di lavoro fibre o sostanze volatili né liberare fumi tossici i caso di incendio. Per le fibre di vetro, le norme per la corretta applicazione sono contenute nella Circolare n. 23/92 del Ministero della Sanità.
Nella canalizzazione all'esterno di flussi d'aria contaminati da inquinanti che si producono durante lo stoccaggio e la movimentazione dei materiali, i procedimenti di lavorazione, i processi di combustione, fatta salva l'applicabilità del DPR 203788, deve in ogni caso essere garantita una buona dispersione degli stessi in atmosfera e l'assenza di disturbo alle persone abitanti nelle vicinanze, attraverso una opportuna collocazione degli estrattori e dei camini.
Art. 86 LAVANDERIE
I locali delle lavanderie devono essere ben ventilati ed illuminati naturalmente.
La ventilazione deve essere effettuata mediante aperture poste preferibilmente su pareti contrapposte a riscontro dell'apertura di ingresso.
In ogni caso, nelle lavanderie a secco deve essere previsto un impianto di estrazione di aria in prossimità della macchina lavatrice, in grado di garantire almeno 10 ricambi/ora, dell'ambiente, da attivarsi durante le operazioni di estrazione degli indumenti dalla lavatrice, di estrazione dei fanghi, di carica del percloro e ogni qualvolta si renda necessario.
Il pavimento deve essere impermeabile e le pareti rivestite od impermeabilizzate con materiale liscio e lavabile fino ad una altezza di m 2; i raccordi fra le pareti e di queste col pavimento devono essere arrotondati per facilitare la pulizia e la disinfezione.
Il servizio di raccolta della biancheria sporca e di quella pulita deve essere effettuato separatamente e con recipienti chiusi. Nelle lavanderie industriali o nelle strutture interne ad ospedali, case di cura o di accoglienza, etc., devono essere previsti percorsi o settori separati per ricezione, lavorazione e restituzione, in modo che non vi siano contaminazioni di materiale pulito con quello sporco.
Nei nuovi insediamenti la pulitura e il lavaggio di tessuti e filati con solventi chimici devono essere effettuati con macchine a ciclo chiuso a recupero integrale del solvente. Negli insediamenti esistenti laddove si sia adottata la tecnologia a circuito aperto deve essere rispettata la normativa relativa alle emissioni in atmosfera.
I vapori dei solventi che si liberano all'apertura della macchina alla fine di ogni ciclo di lavaggio devono essere captati e convogliati all'esterno mediante condotti che favoriscano la dispersione atmosferica senza recare molestia al vicinato o comunque dovranno essere individuate soluzioni tecniche alternative idonee a risolvere il problema.
I rifiuti prodotti, con particolare riguardo ai fanghi esausti, devono essere stoccati e smaltiti secondo le norme vigenti.
La pulizia del distillatore sarà effettuata solo quando i fanghi siano raffreddati.
Il periodo di asciugatura deve essere protratto fino al recupero totale del solvente contenuto nell'aria tramite gli apparati di condensazione, in modo che nella fase di deodorizzazione degli indumenti si espella aria priva di vapori di prodotti clorurati.
Durante le operazioni di rabbocco di solventi e di estrazione dei fanghi, gli operatori devono indossare idonei guanti e mascherine dotate di filtro a carboni attivi.
Dopo la smacchiatura, se l’indumento non viene subito lavato, si deve prevedere lo stazionamento degli indumenti trattati con solvente in contenitori o in locali dotati di aspirazione.
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Aggiornata al 03 febbraio 2011