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COMUNE DI FAENZA

certificazione di qualità

Premio Europa 1968

ISO 9001: 2000

Settore Sviluppo Economico


homeregolamenti e norme > regolamento di igiene > titolo 3
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Regolamento Igiene 2003 - 650 kb documento PDF
Regolamento Igiene 2009 - 389 kb documento PDF
Regolamento Igiene 2011 - 652 kb documento PDF

Regolamento di igiene, sanità pubblica e veterinaria

Titolo III Igiene dell’ambiente fisico
Capitolo 1 Scarichi
Art. 87 Deflusso delle acque
Art. 88 Smaltimento dei fanghi biologici provenienti da fosse settiche o biologiche
Art. 89 Pozzi neri a tenuta: caratteristiche
Art. 90 Divieto di utilizzare detergenti in torrenti e corsi d’acqua
Art. 91 Fiere, concorsi, esposizioni, gare, mercati a carattere occasionale o ricorrente
Capitolo 2 Allevamenti e strutture di ricovero animali
Art. 92 Allevamenti zootecnici
Art. 93 Nuovi allevamenti industriali o interaziendali
Art. 94 Allevamenti zootecnici aziendali
Art. 95 Stalle e ricoveri di animali in genere
Art. 96 Reparto di isolamento
Art. 97 Allevamento di animali da pelliccia
Art. 98 Disciplina igienico-sanitaria dell’apicoltura
Art. 99 Disciplina igienico-sanitaria dell’elicicoltura
Art. 100 Disciplina igienico-sanitaria della lombrichicoltura
Art. 101 Allevamenti ittici
Art. 102 Impianti incubazione uova
Art. 103 Norme generali per lo smaltimento del suolo degli effluenti di allevamento e di altri materiali usati come amendante
Art. 104 Platee di accumulo letame
Art. 105 Cumuli di letame
Art. 106 Contenitori per lo stoccaggio degli effluenti di allevamento
Art. 107 Tecniche costruttive dei bacini di accumulo
Art. 108 Misure di igiene contro le mosche o gli insetti infestanti
Art. 109 Applicazione
Capitolo 3 Igiene urbana
Art. 110 Proliferazione di piccioni e di altri volatili nei centri abitati
Art. 111 Obblighi per i cittadini proprietari o possessori di cani
Art. 112 Detenzione di animali nei centri abitati
Art. 113 Pulizia indumenti, tappeti e stenditoi di biancheria
Art. 114 Scarichi degli autobus cittadini
Art. 115 Sanzioni
Capitolo 4 Aria
Art. 116 Divieto di bruciare rifiuti
Art. 117 Attività che usano solventi organici
Art. 118 Attività di eliocopiatura
Art. 119 Attività che producono emissioni maleodoranti
Art. 120 Protezione di materiali trasportati da autoveicoli
Art. 121 Coperture ed altri manufatti in cemento amianto
Capitolo 5 Stoccaggio prodotti chimici
Art. 122 Serbatoi di accumulo di prodotti chimici
Art. 123 Serbatoi interrati di carburanti e combustibili
Capitolo 6 Rumore e vibrazioni
Art. 124 Rumore
Art. 125 Disciplina delle attività rumorose a carattere temporaneo
Art. 126 Vibrazioni
Capitolo 7 Radiazioni non ionizzanti
Art. 127 Norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana
Art. 128 Comunicazioni concernenti l’impiego di apparecchiature emittenti radiazioni non ionizzanti in medicina, estetica, disinfezione e sterilizzazione
Capitolo 8 Fitofarmaci
Art. 129 Rilevazione vendita presidi sanitari
Art. 130 Modalità d’uso dei fitofarmaci

 

TITOLO III

IGIENE DELL’AMBIENTE FISICO

 
Capitolo 1. - Scarichi
 
Art. 87 DEFLUSSO DELLE ACQUE
E' vietata l'esecuzione di lavori nel sottosuolo, che alterino in maniera irreversibile il normale deflusso delle acque sotterranee.
Art. 88 SMALTIMENTO DEI FANGHI BIOLOGICI PROVENIENTI DA FOSSE SETTICHE O BIOLOGICHE
Lo smaltimento di fanghi biologici e liquami, provenienti da fosse settiche o Imhoff o pozzi neri a tenuta, deve avvenire presso impianti autorizzati.
Lo smaltimento sul terreno agricolo a scopo fertilizzante è vietato.
Art. 89 POZZI NERI A TENUTA: CARATTERISTICHE
I pozzi neri, ove ne sia consentita la costruzione, devono avere le seguenti caratteristiche:
a) impermeabilità assoluta;
b) ubicazione in terreno libero, a valle dei pozzi di tubature o serbatoi di acqua potabile, ad una distanza dalle fondazioni o muri perimetrali degli edifici, non inferiore a 50 cm con interposizione di argilla o altro materiale impermeabile.
Deve inoltre essere rispettato quanto previsto dalla Delibera del Comitato Interministeriale 4/2/77.
Art. 90 DIVIETO DI UTILIZZARE DETERGENTI IN TORRENTI E CORSI D'ACQUA
E' vietato compiere qualsiasi operazione che comporti l'utilizzo di detergenti, saponi, o sostanze comunque contenenti tensioattivi sulle rive o nei corsi d'acqua.
La violazione a quanto disposto dal presente articolo comporta la sanzione da L. 50.000 a L. 300.000.
Art. 91 FIERE - CONCORSI - ESPOSIZIONI - GARE - MERCATI A CARATTERE OCCASIONALE O RICORRENTE
Le manifestazioni di cui al presente articolo devono essere autorizzate dal Dirigente dell’Ufficio comunale competente su parere del Servizio Veterinario dell'Azienda Usl e sono sottoposte a vigilanza veterinaria.
Tale autorizzazione, in caso di ricorrenza di più manifestazioni nel corso del medesimo anno solare e nello stesso sito, può riguardare l'intero programma delle manifestazioni.
I luoghi dove si svolgono tali manifestazioni dovranno essere sottoposti ad accurata pulizia, a cura dell'ente organizzatore, tramite rimozione degli escrementi animali e delle lettiere nel corso della giornata successiva lo svolgimento di tali manifestazioni.
I luoghi dovranno possedere requisiti idonei ad assicurare il benessere e la custodia degli animali.
Nel caso di manifestazioni di durata superiore a 1 giorno dovrà essere individuato un reparto/luogo idoneo all'isolamento di eventuali casi di malattie infettive.
I responsabili sono tenuti a segnalare al Servizio Veterinario ogni caso di malattia.
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Capitolo 2. - Allevamenti e strutture di ricovero animali
Art. 92 ALLEVAMENTI ZOOTECNICI
Per allevamento zootecnico si intende qualsiasi allevamento di animali che produce beni o servizi destinati al mercato, ivi compresi gli allevamenti di selvaggina, animali da pelliccia, stazioni di sosta con carattere continuativo con esclusione degli animali da affezione e degli allevamenti familiari che producono beni per l’autoconsumo e di strutture ove sono detenuti cavalli per attività con finalità sportive di interesse generale, per i quali valgono comunque le distanze dai confini di proprietà individuate al successivo art. 94.
Ai fini della presente normativa gli allevamenti si distinguono in:
a) allevamenti industriali o interaziendali
b) allevamenti aziendali
Sono allevamenti industriali o interaziendali quelli siti in zone specificamente destinate dal P.R.G. del Comune di Faenza.
Sono allevamenti aziendali quelli collocati in zona agricola normale.
Chiunque attivi un nuovo allevamento della specie bovina e bufalina, equina, ovi-caprina, suina, nonché di animali da cortile, non destinati all’autoconsumo, oltre alle autorizzazioni previste dalla normativa vigente comunitaria, nazionale e regionale e dal presente regolamento, deve darne comunicazione al Servizio Veterinario.
Allo stesso obbligo sono tenuti i conduttori di pensioni per animali.
Sono altresì tenuti ai medesimi obblighi i titolari di allevamento di chiocciole e lumache (elicicoltura), bachi da seta (bachicoltura), lombricoltura e altri (struzzi, daini, ecc.) e di incubazione di uova.
Art. 93 NUOVI ALLEVAMENTI INDUSTRIALI O INTERAZIENDALI
Per nuovo allevamento industriale o interaziendale, cui si applicano le norme dei 4 punti che seguono, si intende qualsiasi allevamento di cui al precedente art. 92 lett. a), che rientri nelle casistiche sottoelencate:
- allevamenti di nuovo insediamento
- allevamenti esistenti che variano la specie dei capi allevati
I nuovi allevamenti interaziendali devono essere conformi ai punti seguenti:
1) le costruzioni da adibire ad allevamenti e relativi servizi non sono ammesse nelle zone definite dal perimetro del territorio urbanizzato (di cui all’art. 13 legge 47/85) integrate da ogni area adiacente di cui il P.R.G. preveda la trasformazione urbanistica e da ulteriori distanze non inferiori a:
- 2000 metri da Faenza capoluogo - Reda - Granarolo e dagli altri borghetti zonizzati dal P.R.G. ubicati in zone di pregio ambientale o ad aree limitrofe (Celle - Errano – Borgo Tuliero - Marzeno - S.Lucia - Oriolo)
- 1200 metri per tutti gli altri piccoli nuclei zonizzati dal P.R.G. (Mezzeno - Pieve Cesato - Pieve Ponte - Prada)
- 800 metri per gli altri piccoli nuclei perimetrati ai sensi dell’art. 13 Legge 47/85
- 200 metri dalla Via Emilia
- 30 metri dalle altre strade pubbliche
- 100 metri da abitazioni di terzi
- 200 metri dai cimiteri
- 20 metri dai confini di zonizzazione
- 30 metri dai confini di proprietà
2) I nuovi allevamenti non potranno essere ubicati nelle zone di tutela ambientale (art.16 N.D.A.) del P.R.G., nelle aree che rientrano nel sistema collinare di cui al P.T.P.R. e negli ambiti di conservazione degli elementi caratterizzanti il paesaggio di cui all’art. 25 N.D.A.
3) I recinti all’aperto e i ricoveri per animali devono essere ubicati ad una distanza non inferiore a m.100 dalle abitazioni vicine.
4) Tutti gli allevamenti devono essere perimetrati con una fascia arborea di alto fusto con spessore di almeno 10 metri.
Le norme di cui ai punti 1, 2, 3, 4 che precedono si applicano altresì ai casi di ampliamento fisico delle strutture esistenti ad eccezione degli interventi prescritti dai competenti organi della Autorità Sanitaria, finalizzati al miglioramento ambientale.
Art. 94 ALLEVAMENTI ZOOTECNICI AZIENDALI
Gli allevamenti zootecnici aziendali sono quelli autorizzabili ai sensi dell’art. 14.3. del P.R.G.
vigente. Tali allevamenti, comprensivi di strutture edilizie, recinti, ricoveri all’aperto, vanno collocati nell’ambito del centro aziendale e devono essere posti ad una distanza minima dai confini di proprietà pari ad almeno 30 metri.
La distanza dalle strade pubbliche dovrà essere di almeno 30 metri e tali allevamenti dovranno essere perimetrati con una fascia arborea di alto fusto.
Art. 95 STALLE E RICOVERI DI ANIMALI IN GENERE
I ricoveri devono assicurare agli animali condizioni ambientali favorevoli alle loro esigenze fisiologiche e produttive.
Devono inoltre consentire, oltre ad un sufficiente riparo dalle avversità climatiche, l’esecuzione comoda, igienica e tempestiva di tutte le manualità sanitarie e di profilassi con adeguate strutture di cattura e contenimento, oltre che degli interventi richiesti per il buon andamento dell’allevamento stesso come alimentazione, abbeverata, afflusso e ricambio d’aria, eliminazione ottimale delle deiezioni e sudiciume.
I ricoveri per animali devono inoltre avere i seguenti requisiti:
1) i pavimenti devono essere realizzati in materiale antisdrucciolevole, facilmente lavabili e disinfettabili;
2) nell’allevamento le linee di raccolta e trasporto dei liquami dovranno essere disposte in modo tale da evitare il coinvolgimento di più edifici. La rete di raccolta degli scarichi deve essere basata su uno schema che prevede per ogni ricovero un accesso indipendente ai collettori principali, che devono essere esterni agli edifici. Anche all’interno del medesimo edificio è bene evitare il passaggio del liquame da un reparto all’altro.
3) le stalle non debbono avere comunicazione diretta con i locali di abitazione.
Art. 96 REPARTO DI ISOLAMENTO
I ricoveri destinati all’allevamento animale intensivo di qualsiasi specie, oltre a soddisfare esigenze igieniche ed essere facilmente lavabili e disinfettabili, debbono essere dotati di apposito locale o reparto di isolamento o quarantena; tale locale può non essere presente in allevamenti a ciclo unico (per ciclo unico si intende: allevamento in cui avviene l’immissione degli animali contemporaneamente in un solo momento senza altra entrata sino all’uscita degli stessi a fine ciclo).
Il predetto locale nettamente separato dagli altri, dovrà altresì essere dotato di scarichi autonomi per le acque di lavaggio e per liquami.
Art. 97 ALLEVAMENTO DI ANIMALI DA PELLICCIA
L’attivazione di impianti per l’allevamento di animali da pelliccia deve essere autorizzata dal competente Dirigente previo parere favorevole del Servizio Veterinario dell’Azienda USL competente. Gli animali devono godere di un adeguato stato di benessere in detti allevamenti.
I locali dove si preparano gli alimenti e dove si procede alla soppressione e scuoiatura devono avere pavimenti e pareti fino all’altezza di 2 metri facilmente lavabili e disinfettabili con angoli e spigoli arrotondati e con chiusino sifonato al pavimento per il deflusso delle acque di lavaggio che devono essere adeguatamente depurate o conferite a impianti di trattamento autorizzati.
I liquami devono essere stoccati in contenitori conformi alle norme di legge.
L’attrezzatura per la preparazione degli alimenti deve essere costantemente tenuta in perfette condizioni igieniche.
Gli alimenti di origine animale destinati all’alimentazione dei visoni, volpi, ecc. devono essere conservati a temperatura idonea.
Gli animali da pelliccia devono essere soppressi con metodi eutanasici.
Le pelli grezze destinate alle concerie devono essere trasportate in idonei contenitori chiusi a tenuta stagna facilmente lavabili, disinfettabili e mantenuti in corrette condizioni igienicosanitarie.
Art. 98 DISCIPLINA IGIENICO-SANITARIA DELL’APICOLTURA
Il Servizio Veterinario dell’Azienda USL vigila sull’attuazione degli interventi sanitari e profilattici in materia di apicoltura e promuove periodici accertamenti sanitari sugli apiari, anche in collaborazione con gli esperti delle associazioni apicoltori.
Gli apiari devono essere collocati a non meno di m.10 rispetto:
a) agli edifici di civile abitazione
b) agli edifici nei quali una o più persone svolgono la propria attività, anche temporaneamente
c) alle strade statali, provinciali e comunali, alle autostrade e alle ferrovie
d) ai confini di proprietà
Art. 99 DISCIPLINA IGIENICO-SANITARIA DELLA ELICICOLTURA
Gli allevamenti di chiocciole destinate all’alimentazione umana sono soggetti a vigilanza veterinaria.
Gli allevatori sono tenuti a segnalare al Servizio Veterinario qualunque episodio di mortalità eccedente la norma.
Sono altresì tenuti a mantenere l’allevamento e le aree ad esso circostanti in buone condizioni igieniche.
Art. 100 DISCIPLINA IGIENICO-SANITARIA DELLA LOMBRICHICOLTURA
L’allevamento di lombrichi per la produzione di vermicomposto è soggetto a vigilanza veterinaria.
Le sostanze organiche utilizzate come substrato per l’allevamento non devono essere fonte di propagazione di malattie infettive e diffusive.
La maturazione del letame dovrà avvenire in luoghi conformi ed ubicati secondo le norme previste dal Regolamento di igiene Pubblica.
L’allevatore è tenuto a mantenere l’allevamento e le aree ad esso circostanti in buone condizioni igieniche.
Art. 101 ALLEVAMENTI ITTICI
L’allevamento di specie ittiche e l’esercizio della pesca a pagamento sono regolamentati dalla L.R. n. 11 del 22.2.1993 e dal R.R. n. 29 del 16.8.1993.
Chiunque intenda iniziare un’attività per l’allevamento di pesce o di rane deve darne comunicazione al Servizio Veterinario dell’Azienda USL specificando la località, la superficie del terreno sommerso espresso in ettari con allegata pianta planimetrica, le specie ittiche che si intendono allevare, la presunta produzione, la durata dell’attività e il tipo di allevamento specificando, con apposita relazione, le caratteristiche tecniche degli impianti che si intendono attivare.
Qualora le acque destinate alla itticoltura abbiano comunicazione con acque pubbliche, nella pianta planimetrica dovranno essere segnalati i punti nei quali sono collocate le griglie di separazione previste all’art. 26 della Legge Regionale n. 29 del 22.2.1993.
Il Servizio Veterinario dell’A.U.S.L. effettuerà controlli periodici per accertare le condizioni sanitarie delle acque e del pesce in allevamento.
Il titolare dell’autorizzazione dovrà comunicare al Servizio Veterinario, con almeno 24 ore di anticipo, la partenza dall’allevamento delle varie partite di pesce prodotto, affinché possano essere sottoposte a controllo sanitario prima della loro commercializzazione o destinazione alla lavorazione.
Il pesce prodotto in allevamento può essere venduto direttamente al dettaglio a norma di quanto previsto dalla Legge n. 59 del 9.2.1963.
Il competente Dirigente concederà l’autorizzazione prevista previo parere del Servizio Veterinario dell’A.U.S.L.
La vendita in allevamento potrà essere consentita anche alle condizioni sanitarie previste per la vendita ambulante a posto fisso in quanto applicabili.
Qualora in allevamento vengano prodotti pesci da commercializzarsi come animali d’affezione (a scopo amatoriale), le modalità di vendita e di ispezione dovranno essere concordate col Servizio Veterinario dell’A.U.S.L.
Chiunque trasporta, a scopo di commercio, specie ittiche deve essere munito di dichiarazione di provenienza compilata dal titolare dell’allevamento. Detta dichiarazione, che ha validità 48 ore, ne consente il trasporto e deve essere esibita a richiesta delle autorità di vigilanza.
La dichiarazione deve indicare:
a) allevamento di provenienza
b) quantità di pesce ripartito per specie
c) destinazione
d) data di partenza e ora di carico
e) generalità ed indirizzo del destinatario
f) targa del mezzo di trasporto.
Art. 102 IMPIANTI INCUBAZIONE UOVA
L’attivazione degli impianti di incubazione delle uova di pollame è soggetta ad autorizzazione sanitaria da rilasciarsi dal competente Dirigente, su parere del Servizio Veterinario, cui gli interessati devono rivolgere domanda, nella quale devono essere indicati il numero e la capacità complessiva delle incubatrici, e corredata da pianta planimetrica in scala 1:100, datata e firmata dal tecnico abilitato.
Art. 103 NORME GENERALI PER LO SMALTIMENTO DEL SUOLO DEGLI EFFLUENTI DI ALLEVAMENTO E DI ALTRI MATERIALI USATI COME AMENDANTE
Lo spandimento degli effluenti di allevamento, sia liquidi (liquami), che solidi (letame) deve essere effettuato ad una distanza non inferiore a metri 150 dalla delimitazione del perimetro del territorio urbanizzato integrato da ogni area adiacente di cui il P.R.G. preveda la trasformazione urbanistica e non inferiore a 80 metri dagli edifici abitativi e/o produttivi, se utilizzati, in zona agricola, fuori dalla zona di rispetto prevista dal DPR 236\88 per pozzi, sorgenti e punti di presa delle acque da destinare al consumo umano e a distanza di sicurezza da corsi d’acqua superficiali.
Lo spandimento degli effluenti di allevamento deve essere seguito da interramento nel più breve tempo possibile e comunque non oltre le 24 ore.
E’ vietato lo spandimento di deiezioni animali sui suoli agricoli a coltivazione orticola in atto ed i cui raccolti siano destinati ad essere consumati crudi da parte dell’uomo.
La distribuzione del liquame nel terreno deve avvenire mediante aspersione o scorrimento o iniezione, evitando in ogni caso fenomeni di ruscellamento e formazione di aerosol e di impaludamento.
Devono essere rispettati i periodi di divieto temporale di distribuzione sul suolo dei liquami zootecnici previsti dalla normativa vigente in materia o da apposite ordinanze del Sindaco.
Per tutti i materiali usati come ammendanti agricoli o fertilizzanti, suscettibili di provocare esalazioni maleodoranti, valgono le prescrizioni del presente articolo.
Ai fini di cui al primo comma deve intendersi per centro abitato, l’area o le aree a tale titolo delimitate, così come definite dal D.Lgs 285\92 e successive modifiche e integrazioni.
Art. 104 PLATEE DI ACCUMULO LETAME
Gli allevamenti che producono deiezioni solide (letame, polline, stallatico, ecc), compresi quelli familiari per autoconsumo e/o da affezione della specie equina o ovicaprina, devono essere dotati di platea di accumulo, realizzata in conformità a quanto disposto dalla delibera CR 3003\95.
Ogni platea deve essere ubicata a distanza di almeno 25 metri dall’abitazione. Per piccoli allevamenti destinati all’autoconsumo la distanza della platea rispetto all’abitazione può essere ridotta a non meno di 10 metri dalla stessa.
Le platee devono essere altresì ubicate ad una distanza non inferiore a m. 80 da edifici di civile abitazione di terzi, a m. 30 da confini di proprietà, a m. 30 da strade pubbliche e fuori dalle zone di rispetto previste dal DPR 236\88 per pozzi, sorgenti e punti di presa delle acque da destinare al consumo umano, a m. 20 dal piede esterno di scarpata degli argini di fiumi, laghi.
La dislocazione delle platee non può avvenire all’interno degli argini dei fiumi, nelle aree soggette a periodiche e ripetute esondazioni.
Il presente articolo si applica anche alle stalle di sosta annesse ai macelli ed agli accumuli di materiali fermentescibili sia ad uso concimistico che mangimistico.
Dovranno essere adottati tutti i provvedimenti atti ad evitare fuoriuscite di colaticci.
Art. 105 CUMULI DI LETAME
1. E’ vietato appoggiare direttamente sul suolo letame, pollina o altri residui fermentescibili sia ad uso concimistico che mangimistico.
2. Chiunque produca o detenga i sopracitati materiali deve provvedere a collocarli su idonea piattaforma o aie impermeabili, o rese tali, costituite in modo da evitare la dispersione del colaticcio nelle zone circostanti e l’immissione delle acque piovane.
3. Le idonee piattaforme, o aie debitamente impermeabilizzate, dovranno distare non meno di 25 metri da qualunque abitazione sia civile che rurale, non meno di 20 metri dai pozzi, acquedotti e serbatoi di acqua potabile, dalle strade pubbliche, private ad uso pubblico, dei pozzi pubblici e non meno di 20 metri dal piede di scarpata degli argini dei fiumi, dei canali e dei laghi sia essi naturali che artificiali anche quelli deputati al contenimento dei liquami.
4. Gli accumuli di pollina o letame in pieno campo devono essere adeguatamente coperti per evitare lo sviluppo di mosche.
5. Le disposizioni contenute nei commi 1 e 2 del presente articolo non si applicano ai cumuli di letame destinati allo spandimento fino a 72 ore dall’avvenuto deposito e a condizione che si trovino sul terreno interessato dallo spandimento.
Art. 106 CONTENITORI PER LO STOCCAGGIO DEGLI EFFLUENTI DI ALLEVAMENTO
La capacità utile complessiva dei contenitori per lo stoccaggio degli effluenti di allevamento deve essere calcolata sulla base della potenzialità massima dell’allevamento, i calcoli del liquame e letame prodotti per ogni singola specie animale vengono stabiliti sulla base delle norme vigenti in materia e delle linee guida espresse dal CRPA ove esistenti. In mancanza di qualsiasi riferimento normativo o tecnico, i contenitori verranno dimensionati in base a quanto stabiliti dalla competente Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente.
Tali contenitori devono rispettare le distanze di metri 20 dagli edifici di civili abitazioni e di metri 25 dai confini di proprietà, salvo deroghe dell’autorità di controllo con speciali riferimenti ai manufatti esistenti.
Art. 107 TECNICHE COSTRUTTIVE DEI BACINI DI ACCUMULO
I bacini di accumulo di liquame devono essere realizzati in conformità a quanto stabilito dalla normativa vigente in materia.
Oltre a quanto previsto dalla citata normativa lungo il perimetro del bacino deve essere piantumata un’alberatura di protezione ambientale realizzata con essenze idonee di alto fusto, scelte tra quelle tipiche della zona, costituite da un doppio filare di alberi disposti in quinconce a non più di metri 5 l’uno dall’altro, poste ad una distanza compresa tra i 5 e i 10 metri dal piede esterno dell’argine del bacino.
Art. 108 MISURE DI IGIENE CONTRO LE MOSCHE O INSETTI INFESTANTI
Tutti gli allevamenti sono tenuti alla messa in opera di ogni misura diretta a prevenire la formazione di mosche e insetti con l’effettuazione di tutti i necessari trattamenti antilarvali.
Il Sindaco ha facoltà di ordinare l’esecuzione degli interventi ritenuti necessari, previo parere degli Organi tecnici, per l’eliminazione di ogni situazione infestante o rischi di proliferazione.
Art. 109 APPLICAZIONE
La presente disciplina è immediatamente applicabile.
Per quanto riguarda l’applicazione delle norme degli artt.94, 95, 104, 106, 107 sono fatte salve le situazioni preesistenti, compatibilmente con la normativa vigente.
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Capitolo 3. - Igiene urbana
    
Art. 110 PROLIFERAZIONE DI PICCIONI E DI ALTRI VOLATILI NEI CENTRI ABITATI
E' vietato alimentare piccioni o altri volatili nelle strade, piazze o altri luoghi pubblici del centro abitato, salvo quando ciò sia disposto dall’Amministrazione comunale.
Sono altresì vietate catture di detti animali salvo quando ciò sia proposto dalla competente A.U.s.l..
Qualora l'aumento delle popolazioni di volatili non sia ritenuto accettabile dal punto di vista ambientale o sociale o sia causa di insorgenza di focolai di malattie zoonosiche correlate, su parere dei Servizi del Dipartimento di Prevenzione dell’A.Usl, il Dirigente dell’ufficio comunale competente può autorizzare e disporre interventi di contenimento delle popolazioni di detti volatili da effettuarsi sotto il controllo di detti Servizi.
Art. 111 OBBLIGHI PER I CITTADINI PROPRIETARI O POSSESSORI DI CANI
Ai cittadini proprietari, possessori o comunque aventi la materiale custodia di cani è fatto obbligo di provvedere alla asportazione totale, dalla superficie delle aree pubbliche, delle feci del proprio animale e la introduzione, previo inserimento in involucri chiusi, nei cestini o cassonetti porta rifiuti.
Chiunque abbia la materiale custodia di cani è tenuto a provvedere alla pulizia giornaliera delle aree private ove i cani vengono custoditi.
Art. 112 DETENZIONE DI ANIMALI NEI CENTRI ABITATI
Nei centri abitati e negli agglomerati urbani è fatto divieto di allevare, ossia detenere con la finalità dell’esercizio dell’allevamento, animali di qualsiasi specie; è possibile detenere animali a scopo puramente affettivo, purché l’ubicazione e le condizioni igieniche siano tali da non arrecare danno o disturbo di alcun genere al vicinato.
Per animali di affezione, oltre ai cani e ai gatti, si intendono:
- uccelli di piccola taglia (canarini, cocorite, diamanti-mandarini, o uccellini similari): chiusi in gabbia, non più di 15 (quindici) coppie e relative nidiate, fino alla completa autonomia dei piccoli;
- uccelli di media taglia (pappagalli, piccioni, tortore, uccelli similari come dimensioni):
chiusi in gabbia non più di 4 (quattro) coppie e relative nidiate fino alla completa autonomia dei piccoli; la detenzione di uccelli sia di piccola che di media taglia è consentita solo in gabbia;
- animali di affezione diversi da cani e gatti, purché di piccola taglia, comunque limitatamente ad una coppia ed eventuali piccoli fino alla loro autonomia.
In ogni caso i proprietari o i detentori di animali di qualsiasi specie, sono tenuti ad adottare tutte le misure profilattiche atte ad impedire l’insorgenza e la diffusione delle zoonosi e di altre malattie.
Su tutto il territorio comunale, ad esclusione del territorio urbanizzato del capoluogo, non comprendendo in tali esclusioni le aree aventi caratteristiche morfologiche assimilabili alle aree agricole, è ammesso l’allevamento di piccoli animali per uso alimentare in numero limitato al solo consumo diretto del nucleo familiare con esclusione della loro commercializzazione, alle seguenti condizioni:
- si provveda ad una pulizia giornaliera dei ricoveri di animali;
- sia evitato il proliferare di mosche anche attraverso idonei trattamenti disinfestanti ove necessario;
- siano evitati impaludamenti e ristagni d’acqua nell’area circostante i ricoveri.
E’ comunque vietato qualsiasi accumulo di deiezioni ed altri rifiuti organici derivanti dall’allevamento.
Art. 113 PULIZIA INDUMENTI, TAPPETI E STENDITOI DI BIANCHERIA
E' vietato spolverare o battere indumenti personali, tappeti od altri oggetti d'uso domestico come pure esporre ad asciugare biancheria, panni, indumenti e simili, quando ciò possa arrecare danno o molestia al vicinato.
Art. 114 SCARICHI DEGLI AUTOBUS CITTADINI
Gli autobus, delle reti di trasporto urbano, devono essere forniti di tubi di scappamento che emettano gli scarichi nella zona posteriore dell'autoveicolo ed al di sopra del tetto della cabina.
Art. 115 SANZIONI
Le violazioni a quanto disposto dagli artt. 110 - 111 - 112 - 113 sono punite con la sanzione da L. 50.000 (pari a € 25,82) a L. 300.000 (pari a € 154,94).
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Capitolo 4. - Aria
  
Art. 116 DIVIETO DI BRUCIARE RIFIUTI
E' vietato bruciare pneumatici, residui di gomma, di materie plastiche, stracci, pellami, cascami vari o altri materiali che possono originare fumi od esalazioni tossiche o moleste.
Art. 117 ATTIVITA' CHE USANO SOLVENTI ORGANICI
Le nuove attività che utilizzano solventi organici, salvo quelle ricomprese nell’allegato I del DPR 25/7/91 (attività ad inquinamento atmosferico poco significativo) devono essere localizzate fuori dalle aree con destinazione d’uso residenziale.
Tali attività devono essere svolte esclusivamente in cabine o ambienti chiusi con aspirazione e captazione ottimale degli inquinanti che si liberano. Le portate d’aria estratte, una volta fissata la dimensione delle cabine/locali, devono essere tali da garantire un adeguato ricambio dell’aria nonché il buon funzionamento degli impianti di abbattimento.
Devono essere usati tutti i sistemi possibili di buona tecnica in grado di migliorare il rendimento di applicazione dei prodotti utilizzati. I condotti per l’espulsione delle emissioni atmosferiche devono essere di altezza adeguata per favorire la migliore dispersione; le bocche di uscita devono essere poste ad altezza non inferiore ad 1 metro rispetto al colmo del tetto; l’espulsione all’esterno deve avvenire comunque senza arrecare fenomeni di molestia al vicinato.
Per tutte le attività che usano solventi i consumi giornalieri di prodotti utilizzati, validati dalle relative fatture di acquisto, devono essere annotati su apposito registro con pagine numerate e bollate a cura dell'ente di controllo, firmate dal responsabile dell'impianto e tenuto a disposizione dei competenti organi di controllo.
Tutti i condotti di adduzione e scarico degli impianti di abbattimento devono essere dotati di prese di misura posizionate e dimensionate in relazione alle dimensioni dell'impianto.
Nel caso di impiego di carboni attivi deve essere registrato anche il consumo di carbone attivo che deve essere in proporzione alla quantità di vernice utilizzata.
Il presente articolo non si applica alle lavanderie che sono disciplinate dall'art. 86 del presente Regolamento Comunale di Igiene.
Art. 118 ATTIVITA' DI ELIOCOPIATURA
Le attività di eliocopiatura che prevedono utilizzo di ammoniaca devono essere provviste di un sistema di captazione e di convogliamento all'esterno delle emissioni, in modo tale da non arrecare danno o disturbo al vicinato.
Art. 119 ATTIVITA' CHE PRODUCONO EMISSIONI MALEODORANTI
Le attività caratterizzate dalla produzione di emissioni odorose devono adottare tutte le cautele atte ad evitare disturbo e molestia al vicinato.
In particolare, per tutte le nuove attività o per quelle esistenti che apportano modifiche alla struttura o al ciclo produttivo, fatta eccezione per gli allevamenti ed i ricoveri di animali, le apparecchiature e i locali, impiegati in un processo fonte di emissioni odorose, devono essere completamente chiusi, mantenuti in depressione, aspirati e gli effluenti gassosi eventualmente sottoposti a depurazione.
Le attività esistenti che sono oggetto di segnalazioni di disturbo dovranno adottare i provvedimenti di cui al comma precedente nei tempi indicati dall'Autorità sanitaria.
Le aree che ospitano attività permanenti caratterizzate da emissioni odorose ove realizzabile tecnicamente devono essere circondate da alberatura perimetrale realizzata con essenze d'alto fusto.
Le attività di allevamento zootecnico e di smaltimento sul suolo degli effluenti di allevamento e di altri materiali usati come ammendanti agricoli devono attenersi alle prescrizioni di cui al primo comma, in particolare adottare tutte le soluzioni tecniche atte a limitare l’impatto ambientale.
Art. 120 PROTEZIONE DI MATERIALI TRASPORTATI DA AUTOVEICOLI
Gli autoveicoli che trasportano materiali sfusi, che possono originare polveri o esalazioni moleste, dovranno essere dotati di adeguati mezzi di protezione e copertura che impediscano la diffusione di materiali, polveri, odori e colaticci.
Art. 121 COPERTURE ED ALTRI MANUFATTI IN CEMENTO AMIANTO
Le operazioni di rimozione di materiale di cemento amianto, dovranno essere sempre condotte salvaguardando l'integrità del materiale durante tutte le fasi dell'intervento.
Le ditte che operano nel settore dovranno attenersi a quanto previsto dalla normativa vigente in materia.
Il privato cittadino che intende operare da sé la rimozione delle coperture in cemento amianto, prima dell'inizio delle operazioni di rimozione dovrà darne comunicazione scritta al Dipartimento di Prevenzione, che effettuerà i controlli del caso.
In particolare il privato dovrà adottare le seguenti procedure operative durante i lavori:
1) Prima di procedere allo smontaggio dei tetti la superficie esterna deve essere adeguatamente trattata con soluzioni di collanti o vernicianti o incapsulanti da applicarsi a spruzzo a bassa pressione per evitare la liberazione di fibre.
2) Qualora si riscontri un accumulo di fibre di amianto nei canali di gronda, questi devono essere bonificati inumidendo con acqua la crosta presente sino ad ottenere una fanghiglia densa che, mediante palette e contenitori a perdere, viene posta all'interno di sacchi di plastica. Questi sacchi, sigillati con nastro adesivo, vanno smaltiti come rifiuti di amianto ai sensi della normativa vigente.
3) Le lastre, o qualsiasi altro manufatto in cemento amianto, devono essere rimossi senza romperli evitando l'uso di strumenti demolitori. Devono essere smontate rimuovendo ganci, viti o chiodi di fissaggio, avendo cura di non danneggiare le lastre stesse. Non devono essere utilizzati trapani, seghetti, flessibili o mole abrasive ad alta velocità. In caso di necessità si dovrà far ricorso esclusivamente ad utensili manuali o ad attrezzi meccanici provvisti di sistemi di aspirazione idonei per la lavorazione del cemento-amianto, dotati di filtrazione assoluta in uscita.
4) I materiali asportati non devono in nessun caso essere frantumati dopo la rimozione ne lasciate cadere a terra. Un idoneo mezzo di sollevamento deve essere previsto per il calo a terra delle lastre.
5) I materiali in cemento-amianto rimossi devono essere chiusi in imballaggi non deteriorabili o rivestiti con teli di plastica sigillati. Eventuali pezzi acuminati o taglienti devono essere sistemati in modo da evitare lo sfondamento degli imballaggi. I rifiuti in frammenti minuti devono essere raccolti al momento della loro formazione e racchiusi in sacchi di materiale impermeabile non deteriorabile immediatamente sigillati. Tutti i materiali di risulta devono essere etichettati a norma di legge.
I materiali rimossi devono essere allontanati dal cantiere il prima possibile, secondo quanto previsto dalla normativa sui rifiuti, conferendoli ad impianto di smaltimento autorizzato.
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Capitolo 5. - Stoccaggio prodotti chimici
  
Art. 122 SERBATOI DI ACCUMULO DI PRODOTTI CHIMICI
I serbatoi di accumulo di prodotti chimici impiegati direttamente in cicli produttivi o in sosta presso grossisti o dettaglianti, che vengono alimentati mediante travaso da autocisterne o da fusti ed altri contenitori, debbono portare ben visibile e non deteriorabile un cartello con l'indicazione dei nomi d'uso o scientifici di tutti i composti e della eventuale miscela.
Sugli stessi serbatoi devono inoltre essere leggibili le indicazioni di pericolosità previste per gli automezzi di trasporto dei medesimi prodotti ai sensi del D.M. 17.12.1977.
Per detti serbatoi devono essere previste vasche a tenuta al fine di evitare che la fuoriuscita accidentale o la rottura del contenitore causi lo spargimento dei prodotti. Le vasche debbono essere di volume complessivo pari a quello del serbatoio.
Qualora in uno stesso insediamento vi siano più serbatoi contenenti il medesimo prodotto può essere previsto anche un unico bacino per più serbatoi, purché non vi sia incompatibilità fra le varie sostanze presenti; in tale caso la capacità del bacino deve essere almeno pari ad un terzo della somma dei volumi dei serbatoi contenuti e, comunque, non inferiore al volume del serbatoio più capiente.
Per gli impianti chimici potranno essere previsti, in relazione a problemi di sicurezza e impiantistici, sistemi cautelativi alternativi di pari efficacia che dovranno essere preventivamente sottoposti a parere del Dipartimento di Prevenzione.
Contenitori di prodotti chimici che, in caso di fuoriuscita accidentale del prodotto possono dar luogo a reazioni pericolose o incontrollate (es. acidi e basi) debbono essere tenuti a distanza di sicurezza fra di loro.
Per quanto riguarda lo stoccaggio di prodotti infiammabili di categoria A, B e C, la distribuzione e la capacità dei bacini dovrà rispettare le disposizioni impartite dal competente comando dei Vigili del fuoco.
I bacini dovranno essere perfettamente impermeabili onde permettere il recupero di eventuali fuoriuscite di prodotto e dotati di sistema di drenaggio delle acque piovane munito di intercettazione con valvola a comando manuale.
I serbatoi contenenti prodotti facilmente evaporabili, dotati di valvola di sfiato, dovranno convogliare gli sfiati in opportuni sistemi di abbattimento. Dovrà inoltre essere evitata qualsiasi fuoriuscita di liquidi o vapori durante le fasi di carico e scarico.
Oltre a quanto previsto nelle norme per la prevenzione degli incendi, le attività che detengono, impiegano o commerciano prodotti chimici, stoccandoli in serbatoi di accumulo, debbono essere dotate di:
- estintore a mano contenente idonei prodotti estinguenti;
maschera antigas con filtro universale;
- riserva di prodotti assorbenti;
- pronto soccorso dotato di:
1. manuale o scheda di pronto soccorso in ragione dei prodotti detenuti tenuto in luogo accessibile e di immediata consultazione;
2. bottiglie contenenti soluzioni tampone basiche e acide (es. acido borico e bicarbonato di sodio);
3. bombole di ossigeno portabile;
4. occhiali protettivi di laboratorio.
Le indicazioni del presente articolo sono applicabili anche ai serbatoi di stoccaggio di rifiuti liquidi. L'installazione dei serbatoi deve soggiacere alla normativa prevista in materia edilizia.
Art. 123 SERBATOI INTERRATI DI CARBURANTI E COMBUSTIBILI
I serbatoi interrati dei distributori di carburanti e combustibili di nuova installazione o che vengono sostituiti, devono avere una doppia "camicia" all'interno della quale deve essere contenuta una atmosfera di azoto.
Il controllo della pressione della atmosfera inerte, dovrà essere eseguito con un'apparecchiatura automatica dotata di un segnalatore di allarme sonoro e visivo.
I serbatoi devono essere provvisti di un rivestimento costituito da materiale idoneo, quali bitumi, catrami, fibre di vetro, resine sintetiche, elastomeri e simili, che posseggano adeguati requisiti di resistività elettrica, aderenza, plasticità, resistenza meccanica, non igroscopicità, impermeabilità ed inalterabilità rispetto agli agenti aggressivi del terreno.
I serbatoi interrati di prodotti petroliferi non più utilizzati devono essere rimossi oppure, previo svuotamento e bonifica, riempiti con materiale inerte.
Si dovrà comunque ottemperare a quanto previsto dal Decreto 20.10.98 n. 260 G.U. 6.11.98
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Capitolo 6. - Rumore e vibrazioni
  
Art. 124 RUMORE
Su tutto il territorio del Comune deve essere rispettato quanto previsto dal DPCM 1.3.91 e dalla L. 447/95 e successive integrazioni e modifiche.
Art. 125 DISCIPLINA DELLE ATTIVITÀ RUMOROSE A CARATTERE TEMPORANEO
(abrogato dal REGOLAMENTO COMUNALE IN MATERIA DI INQUINAMENTO ACUSTICO DERIVANTE DA PARTICOLARI ATTIVITÀ - approvato con atto C.C. n.1834/187 del 15.04.2004).
Art. 126 VIBRAZIONI
Le vibrazioni immesse negli edifici ad opera di sorgenti esterne e/o interne agli edifici stessi vengono misurate secondo il metodo previsto dalla norma UNI 9614/90.
I valori misurati non devono superare i limiti sottoriportati (di cui dall'Appendice alla norma citata):
  a (m/s2) L (dB)
aree critiche (*) 5.0 10-3 74
abitazioni (notte) 7.0 10-3 77
abitazioni (giorno) 10.0 10-3 80
uffici 20.0 10-3 86
fabbriche 40.0 10-3 92

Tab. 1 - Valori e livelli limite delle accelerazioni complessive ponderate in frequenza validi per l'asse z.

  a (m/s2) L (dB)
aree critiche (*) 3.6 10-3 71
abitazioni (notte) 5.0 10-3 74
abitazioni (giorno) 10.0 10-3 77
uffici 14.4 10-3 83    
fabbriche 28.8 10-3 89

Tab. 2 - Valori e livelli limite delle accelerazioni complessive ponderate in frequenza validi per l'asse x e y.
(*) Nota - Per aree critiche si intendono le camere operatorie ospedaliere, i laboratori, i locali in cui si svolgono lavori manuali delicati, etc.

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Capitolo 7. - Radiazioni non ionizzanti
  
Art. 127 NORME PER LA DETERMINAZIONE DEI TETTI DI RADIOFREQUENZA COMPATIBILI CON LA SALUTE UMANA
Su tutto il territorio del Comune devono essere rispettati i limiti, le misure di cautela e gli obiettivi di qualità previsti dal Decreto 10 settembre 1998, n. 381 del Ministero dell’ambiente ed eventuali successive integrazioni e modifiche.
Art. 128 COMUNICAZIONI CONCERNENTI L'IMPIEGO DI APPARECCHIATURE EMITTENTI RADIAZIONI NON IONIZZANTI IN MEDICINA, ESTETICA, DISINFEZIONE E STERILIZZAZIONE
Chiunque impieghi apparecchiature emittenti radiazioni non ionizzanti a scopo terapeutico, di estetica o per disinfezione e sterilizzazione, con l'esclusione delle apparecchiature ad uso domestico, deve darne comunicazione, entro 20 giorni dall'installazione della apparecchiatura, al Servizio Igiene e sanità pubblica.
La comunicazione dovrà indicare la marca, il modello e le caratteristiche salienti dell'apparecchiatura.
In particolare per laser, marconiterapia, radar terapia e lampade a raggi ultravioletti dovranno essere fornite le seguenti informazioni:
Laser Marconiterapia - Radarterapia Radiazioni ultraviolette
Classe di appartenenza Frequenza Regione dello spettro di emissione
Lunghezza d'onda emissione Potenza nominale Irradianza
Massima potenza in uscita Tipo di emettitore Densità di flusso radiante

Per le apparecchiature già installate ed in uso, il termine di presentazione della comunicazione è di 1 anno dalla entrata in vigore del Regolamento Comunale di Igiene.

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Capitolo 8. - Fitofarmaci
  
Art. 129 RILEVAZIONE VENDITA PRESIDI SANITARI
Gli esercizi di vendita e di deposito dei presidi sanitari devono essere autorizzati ai sensi dell’art. 10 del DPR 1255/68 ed essere in possesso di tutti i requisiti previsti dalla Circolare del Ministero della Sanità n. 15 del 30.4.1993.
I titolari degli esercizi di vendita dei presidi sanitari hanno l'obbligo di comunicare al Servizio Igiene e sanità pubblica, entro il 31 gennaio di ogni anno, i dati relativi alla vendita dei presidi stessi.
Nella comunicazione dovranno essere riportate le seguenti indicazioni:
- nome commerciale;
- numero di registrazione;
- classe tossicologica;
- quantità venduta.
Art. 130 MODALITÀ D'USO DEI FITOFARMACI
Chiunque utilizza fitofarmaci nel territorio comunale, dovrà osservare le seguenti norme per la detenzione e l'uso degli stessi:
a) Il prodotto deve essere conservato fino al momento dell'uso in un armadio chiuso a chiave o in luogo areato, in un locale non accessibile ai ragazzi o alle persone estranee all'azienda; in tale locale non devono essere immagazzinate sostanze alimentari e mangimi; inoltre, quali condizioni minime necessarie, dovrà essere verificata l'idoneità dell'impianto elettrico, ove esistente, e dovranno essere esclusi i piani interrati e seminterrati. I locali dovranno essere dotati di pareti e superfici uniformi e lavabili, i presidi sanitari non dovranno essere tenuti a contatto diretto di pareti o pavimenti. L'ingresso dovrà essere dotato di soglia atta ad evitare la fuoriuscita di liquidi o l'ingresso di acqua. Sull’armadio o
sulla porta del locale dovrà essere affisso un cartello indicante il numero telefonico del Pronto Soccorso (118) e del Servizio Igiene e sanità pubblica.
b) Qualsivoglia sperimentazione venga effettuata sul territorio comunale che implichi l'uso di presidi sanitari su qualsiasi matrice vegetale, deve essere preceduta dalla comunicazione di legge, ai sensi del DPR 1255/68 e del D.Lvo 194/95.
c) I moduli per l'acquisto di cui all'allegato "2" del DPR 1255/68 dovranno essere conservati, da parte dei fornitori, per tre anni dalla data di vendita ed esibiti a richiesta dell'autorità competente.
d) Durante i trasferimenti del mezzo irroratore lungo le strade non dovrà avvenire alcuna perdita di prodotto.
e) E' fatto divieto di prelievo in corsi superficiali o falde, dell'acqua necessaria alla diluizione del formulato, direttamente con eiettore (comunemente denominato caricabotte) collegato al mezzo irroratore utilizzato. Allo scopo potranno essere utilizzate motopompe autonome, serbatoi intermedi o mezzi simili che comunque garantiscano la non immissione di principio attivo nella fonte idrica da cui si vuole attingere. Le maniche necessarie al prelievo dell'acqua per la preparazione delle soluzioni non debbono mai essere usate per il travaso delle soluzioni già preparate in altri recipienti o mezzi irroranti. La preparazione estemporanea della soluzione dei fitofarmaci deve essere fatta in appositi recipienti da adibire esclusivamente a tali usi e da tenersi al riparo da persone ed animali.
f) Durante la preparazione delle miscele e la loro utilizzazione devono essere attuate tutte le cautele atte ad evitare rischi di carattere sanitario sia a terzi che allo stesso operatore. A tal fine si deve:
- apporre cartelli con l'avvertenza "terreno o alberi trattati con prodotti velenosi";
- evitare che irrorando alberi vicini a strade o a case queste vengano bagnate dalla nube contenente il presidio sanitario o che vengano raggiunte da esalazioni nocive;
- effettuare manualmente l'irrorazione nella fascia di terreno della larghezza di almeno 10 metri confinante con case e/o cortili;
- in caso di vicinanza a case o a strade è comunque fatto obbligo di avvertire preventivamente gli abitanti delle case in modo che gli stessi possano per maggior sicurezza ritirare la biancheria stesa, chiudere le finestre, coprire gli ortaggi in produzione, etc.;
- non eseguire il trattamento nelle giornate ventose;
- interrompere il getto appena terminato il filare;
- controllare rigorosamente il rispetto dei tempi di carenza prescritti dalla legge per i diversi principi attivi (e riportati nelle istruzioni allegate alle confezioni dei presidi utilizzati);
- durante le operazioni è vietato mangiare o fumare ed è indispensabile adoperare indumenti idonei, guanti, occhiali, maschere a filtro e quant'altro eventualmente prescritto nelle avvertenze e modalità d'uso riportate nell'etichetta allegata alla confezione del prodotto usato; si deve altresì provvedere, a lavoro ultimato, ad un'accurata pulizia della persona e alla custodia adeguata degli abiti da lavoro e degli attrezzi;
g) sono vietati i trattamenti con presidi sanitari di 1a e 2a classe nei centri abitati, così come definito dal Codice della strada e ad una distanza non inferiore a m 100 dal confine tra zona agricola e edificata definita dal PRG. Nella fascia di 100 metri sopraindicata è consentita la sola irrorazione manuale;
h) sono vietati i trattamenti nelle zone di rispetto dei punti di captazione delle acque potabili, così come previsto dall'art. 6 DPR 236/88;
i) sono vietate le irrorazioni con prodotti insetticidi e acaricidi in periodo di fioritura; prima delle irrorazioni deve essere effettuato lo sfalciamento delle eventuali erbe spontanee fioritura sottostanti alle colture arboree da trattare nonché l'asportazione della massa falciata ovvero l'essiccamento della stessa a protezione degli insetti impollinatori;
l) sono ammesse operazioni agronomiche solo dopo 24 ore dal trattamento;
m)le rimanenze delle soluzioni non utilizzate e le acque di lavaggio degli atomizzatori o di qualsiasi altro mezzo irrorante, dei recipienti adibiti alla preparazione delle soluzioni e dei contenitori di fitofarmaci, non debbono essere versate in corsi d'acqua superficiali, qualunque ne sia la portata o in maceri o fossi asciutti o sul terreno, etc. L'acqua di lavaggio deve essere reimpiegata in trattamenti successivi;
n) i teli in nylon usati per pacciamatura dei terreni trattati con bromuro di metile devono essere raccolti e smaltiti in maniera idonea;
o) presso tutte le aziende agricole dovrà essere presente un registro di cui agli articoli 4 e 5 del .M. 217/91;
p) lo smaltimento dei contenitori vuoti di fitofarmaci da parte degli utilizzatori dovrà avvenire consegnando gli stessi ai centri autorizzati.
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Aggiornata al 30 novembre 2011